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Aspettando la prossima alluvione: gli interessi privati anteposti alla sicurezza

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Gli amministratori rassicurano: le soluzioni sono già state individuate

A seguito dell’inchiesta della magistratura sulle responsabilità dell’alluvione, sindaco, assessori e amministratori hanno tenuto a sottolineare che i problemi sono numerosi, complessi e non risolvibili con la bacchetta magica, che tutto quello che era possibile fare è stato fatto e che per i problemi rimasti le soluzioni sono già state ben individuate.

Saremmo dunque in ottime mani e dovremmo solo pazientare qualche anno: il tempo necessario al completamento della strada dei marmi e al finanziamento e attuazione del “Progetto di riassetto complessivo dei bacini marmiferi carraresi”.

Ci spiace disturbare questo clima rassicurante, ma non ci sentiremo in ottime mani finché non avremo chiari segnali che la volontà di risolvere i problemi dei cittadini è anteposta agli interessi di gruppi economici privati. Una diversa ispirazione di fondo, infatti, comporta anche soluzioni tecniche ben diverse. Ci limitiamo a qualche esempio concreto.

 

Alvei occupati dalle strade e costretti in spazi angusti

Gran parte delle strade (sia ordinarie che di cava) è stata costruita nel fondovalle, colmando gli alvei e riducendoli entro minuscole condotte in cemento, spesso addirittura tombate (Foto 1-4).

Fig. 1. Colonnata: la strada per le cave di Colonnata, realizzata colmando l’alveo del fosso del Canalone, confinandolo in un fossetto laterale. Durante le piogge la strada si trasforma in canale e le acque prendono la rincorsa, giungendo a valle con maggior violenza.
Fig. 2. Bacino di Torano. A sinistra: impianto Omya; la strada è stata costruita colmando l’alveo del Canale di Sponda, sepolto entro una ristretta condotta in cemento. A destra: durante l’alluvione la condotta è scoppiata facendo saltare la strada.
Fig. 3. Bacino di Torano: strada della Piastra presso il Soccorso cave. La strada è stata costruita in alveo, riducendo il canale entro un minuscolo fossetto in cemento.
Fig. 4. Via di Colonnata, presso Mortarola: la strada è stata costruita nel fondovalle, colmando l’alveo del Carrione, ridotto ad un minuscolo fossetto.

Nell’alluvione del 2003 le acque di piena si sono riprese l’alveo (cioè le strade) scorrendo con maggior velocità e, perciò, piombando su Carrara con devastante violenza.

Per evitare il ripetersi di simili disastri occorre restituire il fondovalle agli alvei, ricostruendo le strade a mezza costa. Nulla di ciò è stato fatto, né è minimamente previsto nel tanto sbandierato progetto di riassetto dei bacini marmiferi, a riprova che le sue priorità sono di ordine economico-produttivo, non certo di sicurezza idrogeologica.

 

Vietare lo scarico di detriti nei ravaneti: sono un pericolo incombente

Veniamo ai ravaneti che, franando e colmando gli alvei hanno aggravato l’alluvione (Foto 5). Bisogna vietare di alimentare i ravaneti scaricandovi i detriti, mentre quelli esistenti vanno rimossi dall’alto (anziché dal basso: Foto 6) per evitare di renderli instabili e proni a franare.

Nulla di ciò è stato fatto, neanche dopo l’alluvione: arrecare disturbo alle attuali modalità di gestione dei detriti sarebbe un sacrilegio; meglio lasciare la popolazione a rischio!

Fig. 5. Bacino di Torano. Il ravaneto di Piastra, franato con l’alluvione, ha sepolto alcuni impianti e la strada di fondovalle (costruita in alveo).
Fig. 6. Bacino di Torano, loc. Crestola. I ravaneti vengono sfruttati dal piede, prelevando il marmo e lasciando le terre: sistema ottimale per predisporre il ravaneto a franare con forti precipitazioni, colmando gli alvei e le strade sottostanti.

 

Vietare frantoi e vagli al monte

Per gli stessi motivi, gli impianti di frantumazione e vagliatura (Foto 7) dovrebbero essere vietati in tutto l’ambito montano e trasferiti al piano; il progetto di riassetto dei bacini marmiferi, naturalmente, non contiene la minima traccia di tale intento, mentre si propone esplicitamente di rimuovere i vincoli che impediscono l’apertura di nuove cave entro il Parco delle Apuane.

Fig. 7. Bacino di Colonnata. Un frantoio di marmo e la sua discarica di detriti e terre, trascinati dall’alluvione a colmare gli alvei, già ristretti.

 

Delocalizzare le segherie? Sì, ma se si sostituiscono con edifici si aumenta il rischio

Veniamo infine al tratto di Carrione da Carrara al mare: il Piano strutturale prevede la delocalizzazione di laboratori e segherie, un’ottima occasione per ampliare l’alveo conseguendo più sicurezza e creando un parco urbano.

Se però l’interesse edificatorio prevale sulla sicurezza, allora è preferibile (come è stato fatto), non ampliare l’alveo, ma scavarne il letto.

 

Finché il Comune privilegia interessi privati il nostro futuro è a rischio

Insomma, il vero problema non è tanto il fatto che si è fatto poco e male, ma che si persevera nel non voler vedere i veri problemi da affrontare.

Se l’inerzia dell’Ammini­stra­zio­ne anche dopo l’alluvione può apparire sorprendente e inspiegabile, diviene comprensibile e chiara alla luce della sua linea ispiratrice: va bene la sicurezza dei cittadini, ma solo se non disturba l’obiettivo prioritario di assicurare gli interessi privati di ogni genere, dall’escavazione all’edilizia.

Ci scuseranno dunque gli amministratori se tremiamo al pensiero che il nostro futuro è nelle loro mani.

Carrara, 26 marzo 2007
Legambiente Carrara

 



Per saperne di più:

Sulle problematiche tra cave, dissesto idrogeologico ed alluvione:

Terre nei ravaneti: rischio di frana e alluvione (VIDEO TG1 22/11/2011) durata: 1’ 23”

Dopo il crollo della palazzina sul Carrione: dibattito “Territorio fragile: maneggiare con cura”. La relazione di Legambiente “Maltempo o malgoverno?” (15/11/2010)

Fanghi di cava gratis su Miseglia (VIDEO 28/12/2010) durata: 10’ 26”

Miseglia invasa dai fanghi di cava: fino a quando? (28/12/2010)

In attesa della prossima alluvione: porre ordine alle cave (15/3/2007)

Cave, ravaneti, alluvione: che fare? (Conferenza su alluvione: Relazione Piero Sacchetti, 11/10/2003: PDF, 37 KB)

Fenomeni di instabilità sui ravaneti (Conferenza su alluvione: Relazione Giuseppe Bruschi, 11/10/2003: PDF, 1,1 MB)

Carrione, sicurezza e riqualificazione: un binomio inscindibile (Conferenza su alluvione: Relazione di Giuseppe Sansoni, 17/3/2006: PDF, 3,2 MB)

Come le cave inquinano le sorgenti. Ecco le prove. Come evitarlo (Conferenza, relazione di Giuseppe Sansoni, 17/3/2006: PDF, 3,2 MB)

Alluvione Carrara: analisi e proposte agli enti (11/10/2003)

Sullo smaltimento abusivo delle terre:

Smaltimento terre di cava: per smuovere il Comune ci vuole il TG (29/11/2011)

Le polveri evitabili – 3. (quelle del sindaco) (VIDEO, 16/9/2010) durata: 18’ 05”

I bisonti del marmo: polveri a volontà (VIDEO, 15/4/2010) durata: 7’ 13”

Nubifragio: sorgenti torbide per lo smaltimento abusivo delle terre (11/7/2009)

Via d’arroccamento Calacata: ancora uno smaltimento abusivo di terre (1/4/2009)

Pulcinacchia: è bastata una pioggia per spazzare via le terre abusive e le rassicurazioni del sindaco (6/3/2009)

Cave, terre, detriti: ma è poi così difficile far rispettare le regole? (28/2/2009)

Via d’arroccamento Pulcinacchia: documentato lo smaltimento abusivo di terre (17/2/2009)


Sulla tolleranza del Comune verso lo smaltimento abusivo delle terre:

Il sindaco rassicura: lo smaltimento delle terre è monitorato. Infatti lo è, ma aumenta continuamente! (24/8/2009)

Pulcinacchia: smaltimento abusivo di terre. Il sindaco si precipita a scagionare i responsabili (20/2/2009)

Smaltimento abusivo di terre nelle cave. Il segretario generale Tonelli istiga al reato (16/2/2009)

Cave e terre: quando l’illegalità diventa diritto acquisito (col beneplacito del sindaco) (13/2/2009)

Su come il comune ha eluso la disposizione del giudice sulla sospensione dell’asportazione dei ravaneti:

Controversia sulla disposizione del giudice Bartolini di sospendere l’asportazione dei ravaneti per ridurre i camion e il PM10 (29/8/2010)

Sulle cave che da anni producono quantità elevatissime di detriti e pochi o niente blocchi:

Cave, terre, detriti: ma è poi così difficile far rispettare le regole? (28/2/2009)

I dati 2006 sulle cave fuorilegge confermano quelli 2005: blocchi 17%, detriti 83% (27/2/2007)

Ecco i primi dati (2005) sulle cave fuorilegge: 17% blocchi, 83% detriti (3/1/2007)

  Costi esterni della filiera marmo C.R.E.D. Versilia, 2006 (392 KB)

 


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