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Cosa (non) si fa per la protezione delle sorgenti?

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Natale senza acqua potabile: inquinate tutte le sorgenti

Il giorno di Natale Carrara è rimasta senza acqua potabile per l’intorbidamento delle sorgenti.

L’episodio è passato quasi inosservato, sia per la breve durata che per la mancata uscita dei quotidiani il 25 e 26 dicembre.

Eppure l’episodio merita una riflessione. Quando il sindaco emana un’ordinanza di non potabilità per torbidità dell’acqua, infatti, significa che si è verificato un intorbidamento generalizzato che ha interessato tutte le sorgenti, sia quelle del gruppo di Torano sia quelle delle Canalie.

 

Sorgenti: peggioramento anno dopo anno

Si tratta dunque di un segnale preoccupante: episodi di intorbidamento delle sorgenti, infatti, sebbene siano noti da decenni, un tempo erano rari e interessavano solo una o poche sorgenti; tuttavia, col passare degli anni, sono divenuti più frequenti ed hanno interessato progressivamente altre sorgenti, fino a coinvolgerle tutte.

Se ne deve trarre la conclusione che anno dopo anno sono aumentate in numero e quantità le fonti inquinanti, rappresentate dalle terre miste a marmettola che le cave scaricano a migliaia di tonnellate sulle scarpate delle vie d’arroccamento e abbandonano al monte in enormi cumuli esposti al dilavamento delle piogge.

Ciò che preoccupa dunque non è tanto l’episodio in sé, di breve durata, quanto il fatto che, nonostante i ripetuti campanelli d’allarme rappresentati dai periodici inquinamenti delle sorgenti, non solo non sia stata presa nessuna misura di prevenzione ma, al contrario, si sia lasciata aggravare continuamente la situazione.

Eppure le cause dell’inquinamento delle sorgenti sono ben note e sono sotto gli occhi di tutti; in queste righe ne mostriamo alcune immagini.

 

Eppure i percorsi inquinanti sono ben noti da tempo

La figura 1 mostra i risultati di uno studio sperimentale (dei primi anni 2000) compiuto usando spore di licopodio come traccianti delle vie percorse dagli inquinanti.

Lo studio, pur limitato all’immissione di traccianti in un solo punto del Can. Boccanaglia (Fosso di Curtana) e del Can. di Sponda e in sole 6 cave, ha mostrato che i traccianti si ritrovavano non solo nelle sorgenti situate nel proprio bacino, ma anche in quelle delle Canalie; in altre parole, gli inquinanti penetrano nel reticolo carsico e raggiungono le sorgenti attraversando per via sotterranea anche catene montuose.

Non c’è dubbio che estendendo lo studio a tutte le cave, i ravaneti e i corsi d’acqua, si documenterebbero altre decine di percorsi degli inquinanti giungendo alla conclusione che cumuli di terre esposti alle piogge, ovunque siano situati, rappresentano una concreta fonte di rischio per le sorgenti che alimentano la città.

Per la tutela delle sorgenti è dunque necessario evitare la presenza di terre sciolte esposte al dilavamento meteorico.

Fig. 1. Sintesi schematica delle connessioni idrogeologiche tra le sorgenti (cerchietti) e alcune fonti di inquinamento: cave (quadratini neri) e corsi d’acqua (quadratini blu). Lo schema riporta le fonti di inquinamento accertate da sole 8 prove con traccianti (spore di licopodio) eseguite nel 2001-2002 dal Consorzio Pisa Ricerche. È più che certo che le connessioni reali siano molto più numerose. Si noti che (1) tra i punti saggiati ed accertati, oltre a diverse cave, vi sono il Canale di Sponda e il Can. di Boccanaglia (Fosso di Curtana) e che (2) fonti inquinanti nel bacino di Pescina-Boccanaglia e in quello di Torano riescono ad inquinare anche il gruppo di sorgenti delle Canalie (nel bacino di Miseglia), infiltrandosi nelle cavità carsiche e passando al di sotto delle catene montuose che separano i bacini. Ne deriva la necessità, per la protezione delle sorgenti, di evitare l’apporto di terre e di altri inquinanti nei due corsi d’acqua e, di conseguenza, di non lasciare cumuli di terre esposti al dilavamento meteorico.

 

Norme di prevenzione totalmente disattese

Basta transitare dalle strade dei bacini marmiferi per cogliere come questa elementare norma di prevenzione sia disattesa in maniera clamorosa.

Per limitarci alle aree nelle quali il rischio è stato accertato dallo studio sopra citato, si riportano nelle Fig. 2-7 la situazione del bacino di Pescina-Boccanaglia e nelle Fig. 8-11 quella del bacino di Torano; le Fig. 12-14 si riferiscono al bacino di Miseglia presso i Ponti di Vara, poco sopra le sorgenti delle Canalie.

Per la protezione delle sorgenti non bastano le rassicurazioni del sindaco

Di fronte alle nostre ripetute segnalazioni sulle nostre montagne, ridotte ad un’immensa discarica di terre, e sul pericolo di inquinamento delle sorgenti, il sindaco ha rassicurato che lo smaltimento delle terre è soggetto a continuo monitoraggio.

Peccato, però, che il monitoraggio sia solo una passiva registrazione del peggioramento della situazione, senza far nulla per migliorarla.

Basti pensare che dal 2005 al 2009 l’escavazione di blocchi è aumentata dell’11%, mentre le terre trasportate a valle sono diminuite del 70% (poiché sono abbandonate al monte).

Ciò considerato, l’inquinamento periodico delle sorgenti non può stupire nessuno; lascia indignati, invece, il fatto che il Comune, perfettamente documentato sulle montagne di terre che incombono sulle sorgenti, tolleri colpevolmente il continuo aggravamento della situazione. Per la protezione delle sorgenti non bastano, purtroppo, le rassicurazioni del sindaco!

Carrara, 16 gennaio 2010
Legambiente Carrara

 

Fig. 2. Terre abbandonate nel ravaneto della cava Pratazzolo B (Bacino di Pescina-Boccanaglia, n. 3 in Fig. 1): una minaccia incombente per le sorgenti.
Fig. 3. Lo stesso ravaneto della cava Pratazzolo B (Bacino di Pescina-Boccanaglia, n. 3 in Fig. 1), visto più da vicino: i profondi solchi d’erosione testimoniano il dilavamento delle terre operato dalle piogge.
Fig. 4. Ravaneto Calacata (Bacino di Pescina-Boccanaglia, n. 4 in Fig. 1) visto dal basso: una montagna di terre.
Fig. 5. Ravaneto Calacata visto dall’alto (Bacino di Pescina-Boccanaglia, n. 4 in Fig. 1). Visibili la ruspa e il vaglio per separare le scaglie; le terre vengono scaricate sulla scarpata, in attesa che le piogge provvedano a smaltirle gratis.
Fig. 6. Ravaneto Pescina-Crestola (Bacino di Pescina-Boccanaglia, n. 6 in Fig. 1). I profondi solchi d’erosione (frecce) testimoniano il dilavamento di ingenti quantità di terre. Nell’inserto, ruspa mentre scarica terre sulla scarpata.
Fig. 7. Ravaneto Pescina-Crestola (Bacino di Pescina-Boccanaglia, n. 6 in Fig. 1). Le acque dilavate dal ravaneto sul quale corre la via d’arroccamento, scorrono a valle, cariche di terre, formando una cascata di fango (foto grande), incanalandosi lungo la strada (inserto superiore) e, infine, si gettano nel Fosso di Curtana (sovrastante le sorgenti) scavando un profondo solco nel versante (inserto inferiore).
Fig. 8. Ravaneto Bettogli (Bacino di Torano). Sopra: montagna di terre con evidenti segni di erosione meteorica. Sotto, a sinistra: vista d’insieme, col cumulo di terre (freccia); a destra: ravaneto, con profondo solco d’erosione.
Fig. 9. Cava La Madonna (bacino di Torano): l’imponente cumulo di terre al piede della cava incombe sul Canale di Sponda, proprio nelle immediate adiacenze del punto che è risultato in connessione idrogeologica con le sorgenti (n. 2 in Fig. 1). Nell’inserto: ruspa mentre scarica terre sul cumulo.
Fig. 10. Strada comunale di Piastra (bacino di Torano), dopo una forte pioggia: i depositi di fango sulla carreggiata rendono l’idea degli ingenti quantitativi di terre dilavati dalle piogge e trascinati, come recapito finale, nel Canale di Sponda (si veda la Fig. 11).
Fig. 11. Canale di Sponda (bacino di Torano, presso il punto n. 2 in Fig. 1), dopo una forte pioggia: la torbidità delle acque testimonia il trasporto in sospensione di ingenti quantitativi di terre che le piogge hanno dilavato dai cumuli di terre.
Fig. 12. Ravaneto Ponti di Vara (bacino di Miseglia). Tra le arcate del ponte è visibile la parte residua del ravaneto, costituito da ingenti quantità di terre con profondi solchi d’erosione meteorica. Nell’inserto, le modalità di “bonifica” del ravaneto comportano l’esposizione delle terre sciolte al dilavamento delle piogge.
Fig. 13. Ravaneto a valle dei Ponti di Vara (bacino di Miseglia), in fase di bonifica. Le terre dilavate scorrono verso l’area più depressa (indicata dalla freccia). Sotto, a poche centinaia di metri, ci sono le sorgenti delle Canalie.
Fig. 14. Fig. 14. Ravaneto Carpevola B, presso i Ponti di Vara (bacino di Miseglia): grande distesa di terre esposte al dilavamento. Negli inserti, nuvola di marmettola sollevata durante lo scarico di una ruspa (in alto) e evidenti solchi d’erosione (in basso). Sotto, a poche centinaia di metri, ci sono le sorgenti delle Canalie.

 



Per saperne di più:

Sulle problematiche tra cave e inquinamento delle sorgenti:

Nubifragio: sorgenti torbide per lo smaltimento abusivo delle terre (11/7/2009)

Gestire le cave rispettando l’ambiente e i cittadini: le proposte di Legambiente (11/1/2007)

Assindustria protesta per l’ordinanza alle due cave che inquinano le sorgenti. Ha ragione: l’ordinanza dovrebbe essere estesa a tutte le cave! (25/6/2007)

Ordinanza a due cave che inquinano le sorgenti. Era ora! Bravo sindaco! (21/6/2007)

A difesa delle sorgenti: occorre trasparenza e porre ordine alle cave (21/3/2006)

Come le cave inquinano le sorgenti (conferenza, illustrata) (17/3/2006)

Come le cave inquinano le sorgenti. Ecco le prove. Come evitarlo (Conferenza, relazione di Giuseppe Sansoni, 17/3/2006: PDF, 3,2 MB)

Conferenza Cave e inquinamento sorgenti       (17/3/2006) (pps: 11,2 MB)

Inquinamento delle sorgenti. Mancano i filtri? No, manca la prevenzione! (4/12/2005)

Sullo smaltimento abusivo delle terre:

Smaltimento terre di cava: per smuovere il Comune ci vuole il TG (29/11/2011)

Le polveri evitabili – 3. (quelle del sindaco) (VIDEO, 16/9/2010) durata: 18’ 05”

I bisonti del marmo: polveri a volontà (VIDEO, 15/4/2010) durata: 7’ 13”

Fanghi di cava gratis su Miseglia (VIDEO 28/12/2010) durata: 10′ 26″

Miseglia invasa dai fanghi di cava: fino a quando? (28/12/2010)

Nonostante le ordinanze la cava La Piana-C è ancora inadempiente. Il Comune intervenga (12/11/2009)

Nubifragio: sorgenti torbide per lo smaltimento abusivo delle terre (11/7/2009)

Ponti di Vara: altri due smaltimenti abusivi di terre di cava (7/6/2009)

Via d’arroccamento Calacata: ancora uno smaltimento abusivo di terre (1/4/2009)

Pulcinacchia: è bastata una pioggia per spazzare via le terre abusive e le rassicurazioni del sindaco (6/3/2009)

Cave, terre, detriti: ma è poi così difficile far rispettare le regole? (28/2/2009)

Via d’arroccamento Pulcinacchia: documentato lo smaltimento abusivo di terre (17/2/2009)


Sulla tolleranza del Comune verso lo smaltimento abusivo delle terre:

Il sindaco rassicura: lo smaltimento delle terre è monitorato. Infatti lo è, ma aumenta continuamente! (24/8/2009)

Pulcinacchia: smaltimento abusivo di terre. Il sindaco si precipita a scagionare i responsabili (20/2/2009)

Smaltimento abusivo di terre nelle cave. Il segretario generale Tonelli istiga al reato (16/2/2009)

Cave e terre: quando l’illegalità diventa diritto acquisito (col beneplacito del sindaco) (13/2/2009)

 


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