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Tariffe marmo: ecco la proposta di Legambiente

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Al Sindaco di Carrara
Ai consiglieri comunali

 

Considerata la grande rilevanza giuridica e pratica di una tariffazione equa e legittima sotto ogni aspetto, si portano alla vostra attenzione le nostre proposte.

 

Il mercanteggiamento sulle tariffe, a danno dei cittadini

Da molti mesi il Comune sta trascinando un’estenuante trattativa con gli industriali del marmo nel vano tentativo di raggiungere un accordo sulle tariffe che essi devono versare per lo sfruttamento delle cave.

In base all’attuale Regolamento sugli agri marmiferi il Comune dovrebbe stipulare con gli imprenditori la concessione, dietro il corrispettivo di un canone, al quale va aggiunto il contributo regionale (fino al 10% del valore per i detriti e fino al 5% per i blocchi: L.R. 78/98).

Per legge, il canone va determinato in rapporto alle caratteristiche del marmo, «ad un valore comunque non inferiore a quello di mercato» (L. 724/94, art. 32, comma 8). Il principio della legge è chiaro: il Comune deve cercare di ricavare dalla concessione il massimo possibile (a beneficio dei cittadini).

Tuttavia, a partire dal 2002, i nostri amministratori hanno apportato modifiche al Regolamento chiaramente finalizzate ad indebolire la legge, a favore degli industriali ed a danno dei cittadini:

  • il prolungamento della durata della concessione (da 20 a 29 anni) e il suo rinnovo automatico hanno, di fatto, ripristinato la perpetuità della concessione (in aperta violazione del principio della sua temporaneità stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 488/95);
  • la previsione di un tetto per la determinazione del canone (non superiore all’8% del valore della produzione: art. 10 bis) ribalta il principio della legge 724/94 (che, al contrario, prevede un valore base «non inferiore a quello di mercato» e va chiaramente nell’interesse dei concessionari: in un’asta, infatti, per ottenere la concessione di una buona cava, il miglior offerente potrebbe essere disposto a pagare ben più dell’8% (anche il 20-30%);
  • sebbene un’asta fornirebbe la miglior stima del valore di mercato di una cava e sebbene, in caso di caducazione, la concessione vada effettivamente «aggiudicata al miglior offerente mediante regolare gara» (art. 8, comma 2), i criteri di determinazione del canone non prevedono l’asta ma si basano sui prezzi di mercato del marmo (art. 10 bis);
  • la previsione (art. 10 sexies) di stabilire una tariffa comprensiva del canone e del contributo regionale, mediante accordi con gli industriali, consente di fatto di aggirare (al ribasso) il principio del canone in relazione al valore di mercato; pur essendo facoltativa, è l’unica modalità scelta dalle amministrazioni comunali succedutesi.

L’interminabile mercanteggiamento al quale stiamo assistendo è dunque il frutto della precisa scelta delle ultime amministrazioni che, pur chiedendo un aumento tariffario agli industriali, dilazionano da 15 anni il rilascio delle concessioni e non intendono avvalersi nemmeno di quelle previsioni del regolamento che –pur con i limiti appena visti– consentirebbero un rilevante aumento delle entrate comunali, riportando la coltivazione delle cave al fine primario di apportare benefici alla cittadinanza.

 

La proposta del Comune

La tabella 1 mostra che, con le tariffe attuali, oggi il Comune dovrebbe ricavare dai blocchi circa 8 milioni di euro annui (2010), mentre con gli aumenti tariffari proposti le entrate salirebbero a 13,6 milioni.

Tab. 1. Calcolo delle entrate (2010) dall’estrazione di blocchi secondo le tariffe attuali e quelle recentemente proposte dal Comune (entrambe comprensive del canone e del contributo regionale).
[Fonte dati: Comune di Carrara, come riportato dalla stampa; colonne delle entrate: calcoli Legambiente]


Dai detriti, inoltre, il Comune incassa circa 7 milioni l’anno
(Tab. 2) per il contributo regionale previsto dalla L.R. 78/98. A queste tariffe non è stato proposto alcun ritocco.

Tab. 2. Entrate comunali teoriche (anno 2009) provenienti dai detriti (le entrate effettive sono state 6.119.030 €).
[Fonte dati: Comune di Carrara; entrate: calcoli Legambiente].

 

In conclusione, secondo le nuove tariffe proposte dal Comune (respinte dagli industriali) le entrate del marmo (blocchi più detriti) passerebbero dagli attuali 15.188.543 € a 20.686.443 €.

 

La proposta degli industriali

Gli industriali, invece, propongono di accorpare tutti i blocchi in due sole fasce, più una temporanea per i marmi scadenti (Tab. 3).

Tab. 3. Le due fasce tariffarie proposte dagli industriali (più la terza, temporanea, per marmi fratturati o di qualità scadente). [Fonte dati: stampa locale; entrate: calcoli Legambiente].

 

Perciò, aggiungendo il contributo regionale sui blocchi, le entrate annue del Comune passerebbero dagli attuali 15.188.543 € a 16.865.543 €: quasi 4 milioni in meno di quanto chiede il Comune.

 

Ha ragione il Comune o gli industriali? Hanno torto entrambi!

Entrambe le proposte sono arbitrarie, poiché al principio di fondo della L. 724/94 hanno sostituito il “mercanteggiamento” tra le parti.

Lo stesso principio di accorpare le cave in fasce non solo contraddice la legge, ma è anche ingiusto. È chiaro, infatti, che all’interno di ciascuna fascia ci saranno cave più redditizie ed altre meno. Applicando a tutte la stessa tariffa, si penalizzano perciò le cave più svantaggiate a favore di quelle più redditizie.

La scelta di accorpare le cave in fasce è ancor più ingiustificata se si considera che il Comune, per arrivare alla sua proposta, ha stimato accuratamente il valore di mercato di ogni cava. Ma allora, perché non applicare a ciascuna cava un canone basato sul suo effettivo valore di mercato?

Si noti che il valore di mercato di ogni cava è stato stimato in base alla quantità e qualità di marmo estratto, ma questa è solo una prima stima. Per giungere al vero valore di mercato, infatti, ogni cava dovrebbe essere messa all’asta ad un canone base corrispondente a tale stima, canone suscettibile di solo rialzo (per rispettare il principio della L. 724/94). È verosimile che, per accaparrarsi una buona cava, vi siano imprenditori disposti a versare un canone ben superiore a quello base.

 

Le tariffe secondo il Comune: Robin Hood alla rovescia!

Non disponendo delle stime del Comune sul valore di mercato di ogni singola cava, tentiamo una stima complessiva di quali potrebbero essere le entrate comunali del marmo basandoci per il momento sulle quattro fasce proposte dal Comune ed attenendoci all’attuale regolamento sugli agri marmiferi.

Per prima cosa confrontiamo quanto grava oggi la tariffa su ciascuna fascia e quanto graverebbe domani con le nuove tariffe proposte dal Comune (Tab. 4).

Tab. 4. Calcolo di ricavi, profitti e peso percentuale delle tariffe odierne e di quelle proposte dal Comune per ogni tonnellata di marmo di ciascuna fascia.
[Il valore di mercato (v.m.) e il costo di estrazione sono stime di Legambiente].
(1) Valore di mercato dei blocchi;                                                     (2) Tariffe proposte dal Comune;
(3) Ricavo = valore di mercato meno costo di estrazione;               (4) Profitto = Ricavo meno tariffa
Nota: le stime del valore di mercato sono molto prudenziali; il valore effettivo può essere anche molto più alto.

 

La Tab. 4 mostra un aspetto raramente messo in rilievo: sebbene la tariffa attuale per i blocchi più pregiati (13,50 €/t) sia il triplo di quella dei blocchi più scadenti (4,60 €/t), in proporzione al rispettivo valore di mercato i blocchi di qualità inferiore pagano una percentuale ben più alta (5,75%, contro l’1,35% dei blocchi di qualità superiore).

Questa ingiusta logica permane anche nella nuova proposta tariffaria comunale: le cave più redditizie (quelle di fascia 4) pagherebbero il 3,75% del valore di mercato del marmo, mentre le cave della fascia inferiore pagherebbero il doppio (7,5%). Eppure basta guardare alla colonna dei profitti per capire che le cave della fascia 1 hanno un margine molto stretto, mentre quelle della fascia 4 potrebbero pagare senza problemi anche tariffe molto più alte.

Non si può certo accusare il Comune di incoerenza: come tra gli interessi dei cittadini e quelli degli industriali, il Comune privilegia questi ultimi, così –anche tra gli industrialiil Comune conferma la propria vocazione di Robin Hood alla rovescia: spremere i più poveri per donare ai più ricchi.

 

Come stabilire tariffe eque?

Va tenuto conto che le cave devono pagare al Comune il contributo regionale e il canone di concessione. Per il primo, la L.R. 78/98 prevede un importo non superiore al 5% del valore dei blocchi (nel caso dei detriti, non superiore al 10%). Per il canone, il Regolamento degli agri marmiferi prevede un importo «non superiore» all’8% del valore di mercato dei blocchi. Attenendoci a questi valori, la tariffa cumulativa per i blocchi (canone più contributo regionale) può arrivare al 13% del loro valore di mercato.

Vediamo dunque una serie di possibili scenari di tariffazione (Tab. 5).

Tab. 5. Vari scenari di tariffazione possibile e del corrispondente gettito per le casse comunali.
* Ogni fascia comprende marmi di qualità più pregiata della fascia precedente. Fa eccezione, nella proposta dagli industriali, la fascia 3 (temporanea) che comprende, invece, i marmi più scadenti.
Le tariffe riportate nella tabella corrispondono alle seguenti % del valore di mercato (v.m.) di ciascuna fascia:

Oggi           Scenario 1       Scenario 2       Scenario 3        Scenario 4       Scenario 5

Fascia 1:                 5,75               4,35                7,5                   7,5                     4                     13
Fascia 2:                 5,2                 2                    6,33                   7,5                    6                     13
Fascia 3:                 1,3                 5,56               2,26                   7,5                    8                     13
Fascia 4:                 1,35                                     3,75                   7,5                  10                     13

 

 

Scenario 1 (industriali): lupo mangia agnello

La proposta degli industriali, oltre a prevedere ovviamente il gettito più basso per le casse comunali, è basata sul principio di tartassare gli imprenditori più deboli (quelli che hanno le cave col marmo più scadente) che pagherebbero una tariffa pari al 5,56% del valore di mercato, mentre quelli col marmo più pregiato (fascia 2) pagherebbero solo il 2%.

 

Scenario 2 (Comune): Robin Hood alla rovescia

Da questo punto di vista la proposta degli imprenditori rispecchia il principio del “Robin Hood alla rovescia” adottato anche dal Comune, sia per le tariffe attuali, sia per quelle della nuova proposta. Questa identità di vedute è probabilmente attribuibile al fatto che nel tavolo del marmo gli imprenditori più ricchi esercitano un peso ben maggiore e alla propensione del Comune di assecondare i più forti, anziché svolgere un ruolo perequativo.

 

Scenario 3 (egualitario): marmi scadenti e pregiati pagano la stessa %

Rispetto ai precedenti, questo scenario introduce almeno il principio di eguaglianza tra imprenditori: tutti, infatti, pagherebbero una tariffa pari al 7,5% del valore di mercato, a prescindere dalla qualità del marmo estratto.

 

Scenario 4 (% progressiva): il marmo pregiato paga una % maggiore

Si è visto che gli imprenditori col marmo di qualità inferiore hanno un margine di profitto molto basso (24 €/t), appena sufficiente per tirare avanti, mentre quelli col marmo più pregiato hanno margini di gran lunga più elevati (912 €/t).

Questo scenario sostituisce il principio di uguaglianza con quello di equità, applicando una tariffazione a percentuale crescente con la qualità del marmo: dal 4% del valore di mercato per il marmo più scadente al 10% per quello più pregiato. È l’unico scenario in cui chi coltiva cave di marmo scadente pagherebbe una tariffa addirittura inferiore a quella attuale.

 

Scenario 5 (“massimo”): la % più alta consentita dal regolamento

Questo scenario applica a tutte le cave la tariffa massima consentita dal regolamento: il 13% del valore di mercato, comprensivo del canone di concessione (8%) e del contributo regionale (5%).

 

Il Comune applichi il canone più equo (% progressiva)

A nostro parere il canone più equo da applicare è quello della percentuale progressiva (scenario 4). Gli imprenditori più svantaggiati pagherebbero una tariffa inferiore all’attuale, mentre quelli che estraggono i marmi più pregiati pagherebbero tariffe molto più elevate, ma sempre tali da lasciare margini di profitto molto larghi.

 

Le scelte del Comune: un danno da 300 milioni per i cittadini

Pur avendo sviluppato diversi scenari di tariffazione tutti basati sull’attuale regolamento (Tab. 5), è evidente che con la tariffazione a percentuale progressiva da noi proposta le entrate comunali del marmo passerebbero dagli attuali 15,2 a ben 35,6 milioni di € (contro i 20,6 richiesti dal Comune).

In poche parole, la scelta del Comune di concordare le tariffe con gli industriali si è tradotta in un regalo a questi ultimi di 20 milioni l’anno: nei 15 anni intercorsi dall’approvazione del regolamento una perdita secca per i cittadini di 300 milioni. Una cifra con la quale la città potrebbe divenire un gioiello, garantendo ai cittadini servizi efficienti e protezione sociale.

 

Rivedere il regolamento degli agri marmiferi, rispettando la legge

Va tuttavia precisato che gli scenari finora visti si basano sull’attuale regolamento degli agri marmiferi che, come si è visto, è stato illegittimamente modificato nel 2002 smantellando alcuni principi basilari di legge (presenti, invece, nel regolamento del 1995).

Questi scenari dunque, forniscono solo una sottostima del danno erariale provocato dalle illegittime scelte dei nostri amministratori; le entrate che deriverebbero da una tariffazione secondo legge sarebbero infatti ancora più alte.

Per riportare lo sfruttamento delle cave ai principi di legge e alla finalità di apportare benefici ai cittadini, chiediamo perciò al Comune di:

  • correggere subito il Regolamento sugli agri marmiferi, eliminando il rinnovo automatico della concessione e portandone la durata a 10 anni;
  • eliminare ogni possibilità di subaffitto della cava, reintrodotta di fatto con la previsione dell’art. 16;
  • modificare i criteri di determinazione del canone, mettendo all’asta ogni concessione alla sua scadenza, utilizzando la stima dell’attuale art. 10 bis (prezzi di mercato del marmo) unicamente per ricavare il valore di base dell’asta (suscettibile di solo rialzo);
  • eliminare dal regolamento la possibilità di concordare le tariffe con gli industriali;
  • interrompere subito ogni trattativa con gli industriali e, invece, entro 12 mesi mettere all’asta la concessione di ogni singola cava;
  • intentare verso le cave un’azione di recupero dei canoni non pagati, almeno per gli ultimi cinque anni.

Di fronte alla procedura sopra indicata, gli eventuali ricorsi degli industriali sarebbero destinati a cadere nel nulla, vista la sua piena legittimità, sancita dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 488/95.

Adottando questi criteri di libera concorrenza, non solo si eliminerebbero le rendite di posizione di chi si è accaparrato le migliori cave, ma il Comune otterrebbe entrate ben più elevate di quelle desumibili dagli scenari sopra tracciati (anche dello scenario 4, a tariffazione percentuale progressiva).

Per una cava di fascia 4, infatti, anche applicando un canone di 300 €/t (pari a ben il 30% del valore di mercato), il margine di profitto, pur scendendo dagli attuali 936,50 €/t a “soli” 650 €/t, resterebbe molto alto. Quale industriale –tra quelli che oggi hanno un margine di profitto di 24 €/t– non sarebbe disposto a pagare un canone così alto per una cava che gli garantirebbe comunque un margine di profitto ben 27 volte superiore a quello attuale?

Perseverare nella scelta della trattativa è dunque una grave responsabilità, sia per i profili di illegittimità, sia per il rilevante danno erariale derivante dalle ridotte entrate comunali. In tal caso non mancheremo di chiamare i nostri amministratori a risarcire di tasca propria i cittadini.

Carrara, 6 maggio 2011
Legambiente Carrara

 



Per saperne di più:

Sui canoni di concessione delle cave, entrate comunali, illegittimità, proposte:

Gli Atti dell’incontro di presentazione della proposta Legambiente di nuovo Regolamento degli agri marmiferi (15/2/2013)

Ecco il nuovo Regolamento degli agri marmiferi proposto da Legambiente (9/2/2013)

Cave: Legambiente chiede un’indagine alla commissione antimafia (11/8/2012)

Cave: illegittimità e danno erariale. Esposto contro amministratori a Procura e Corte dei Conti (12/7/2012)

Basta regali alle cave: rilasciare le concessioni e porre fine al danno erariale (8/6/2012)

Canoni di concessione cave: le scelte del Comune impoveriscono la città. Esposto a Procura e Corte dei Conti (14/10/2010)

 Le cave operano senza concessione: la risposta del comune a Legambiente (30/9/2010) (222 KB)

 Commissione consultiva su cave, concessioni, canoni: Relazione conclusiva 2002 (1,83 MB)

 Sentenza Corte Costituzionale 488/1995 su concessioni cave (1,49 MB)

 Introduzione allo studio del sistema minerario estense (Cesare Piccioli, 2005) (6,25 MB)

 Sentenza TAR Cava Scalocchiella (2003) (369 KB)

 Regolamento Agri Marmiferi (modifiche 2002) (3,2 MB)

 Accordo tariffe marmo (scaglie e blocchi) (28/2/2008) (0,77 MB)

 


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