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Interpellanza parlamentare: critiche ai lavori fluviali post alluvione sul Magra

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Atto n. 4-07853
Pubblicato il 3 luglio 2012, nella seduta n. 756

FERRANTE, DELLA SETA – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

 

Premesso che:

case crollate, strade ridotte ad un cumulo di fango e detriti, auto accartocciate e oggetti sparsi ovunque. Un inferno d’acqua ha colpito come un fulmine a ciel sereno i tranquilli paesi della valle del Magra e, poco più su, i gioielli delle Cinque terre. Alla rabbia e al dolore per la perdita di vite umane si aggiungono i tanti, troppi danni materiali, quantificabili ancora una volta in milioni e milioni di euro. Questa è la fotografia che emerge subito dopo l’alluvione che ha colpito la Toscana e la Liguria il 25 ottobre 2011;

dopo l’alluvione gli alberi trascinati in alveo dalla piena sono stati rimossi: in questo modo, giustamente, si è evitato il rischio che essi, trascinati da una nuova piena, potessero occludere la luce dei ponti provocando una nuova alluvione. A questo intervento di somma urgenza ne è seguito un altro, ben più esteso e discutibile, di taglio di vegetazione viva sul Magra toscano (da Pontremoli ad Aulla) e sui suoi affluenti. Analogo intervento di devegetazione spinta è stato attuato sul Magra ligure e lungo l’intero corso del Vara, suo principale affluente. Sempre al fine dichiarato di ridurre il rischio alluvionale, sono state effettuate risagomature e rimozione di depositi di sedimenti sul Magra toscano, mentre su quello ligure e sul Vara è in progetto un analogo intervento in grande stile, ricorrendo al meccanismo di “compensazione”, cedendo cioè gli inerti alle ditte esecutrici, forse per risparmiare il costo dei lavori. Sono comunque interventi in contrasto con il piano di bacino e in spregio alle aree naturali protette ed ai siti d’interesse comunitario per la biodiversità;

la prima cosa che colpisce è che in entrambe le regioni si eseguirebbero interventi in alveo su larga scala non solo senza richiedere il parere all’Autorità di bacino del Magra, ma secondo una logica contrastante con quella del piano di bacino. Le norme del piano per l’assetto idrogeologico, infatti, promuovono le fasce di vegetazione riparia e vietano il taglio a raso della vegetazione in alveo, consentendo, in determinate situazioni, solo tagli selettivi di ringiovanimento. Pongono inoltre forti limitazioni alla rimozione di sedimenti condizionandola, laddove indispensabile, alla movimentazione, cioè al loro trasferimento in tratti incisi o, in subordine, nel litorale, al fine di attenuarne l’erosione. Lo studio per la gestione dei sedimenti, addirittura, al fine di raggiungere il riequilibrio morfologico, si pone l’obiettivo di recuperare il deficit solido dei numerosi tratti di alveo incisi, favorendone perciò il reinnalzamento;

tutto questo mentre il piano di bacino integra in sé una visione organica, non solo a livello territoriale (di bacino), ma anche di sinergia tra diversi obiettivi, quali la protezione dalle alluvioni e dalle frane, il miglioramento dello stato ecologico, il riequilibrio dei sedimenti (degli alvei e del litorale), la prevenzione delle crisi idriche, eccetera. Non risulta, invece, che gli interventi effettuati abbiano affrontato l’insieme di queste problematiche;

ma ancora più grave è che gli interventi sarebbero stati eseguiti senza richiedere il parere dei comitati di gestione delle 2 aree naturali protette d’interesse locale ed in spregio ai regolamenti vigenti e adottati dai 7 Consigli comunali interessati che, oltre a far proprie le norme dell’Autorità di bacino, applicano divieti e prescrizioni ancor più restrittivi per la tutela della vegetazione e vietano l’alterazione dell’alveo. Tutto questo sarebbe stato messo in pratica dichiarando pretestuosamente la somma urgenza, ingiustificabile a 5 mesi dall’alluvione (come osservato anche dalla Corte dei conti), con il tentativo di eludere le norme vigenti;

si ricorda che il 28 novembre il Presidente nazionale di Legambiente aveva inviato una lettera ai Presidenti delle Giunte delle Regioni Liguria e Toscana, e per conoscenza al Ministro in indirizzo, ai Presidenti delle Provincie de La Spezia e di Massa e ai Sindaci interessati, con la quale esprimeva con forza la preoccupazione per il futuro del territorio e chiedeva di respingere seccamente la richiesta contenuta nella lettera inviata dai 27 Sindaci del bacino del Magra che dopo l’alluvione ancora una volta proponevano interventi che perseguivano logiche e interessi locali senza avere una visione ampia e completa di tutto il bacino idrografico. Proposte che devono lasciare il posto a una politica del territorio che metta al centro punti qualificanti come la conservazione della natura e il passaggio, anche culturale, dalla “messa in sicurezza” alla “riduzione del rischio” attraverso la restituzione di spazio ai fiumi, il divieto di edificazione in aree inondabili (anche se “protette” da argini), la delocalizzazione degli insediamenti in esse esistenti, una nuova cultura di convivenza con il rischio e il ritiro degli ambiziosi progetti di “sviluppo” urbanistico in aree inondabili ai quali, però, i Sindaci non risultano aver fatto il minimo cenno;

gli interroganti sono venuti a conoscenza di una lettera, inviata congiuntamente dai Presidenti di Legambiente Liguria e Toscana ai Commissari per l’alluvione della Liguria e della Toscana, agli Assessori regionali all’ambiente, ai Presidenti delle Province di La Spezia e Massa, ai Prefetti di La Spezia e Massa, ai Procuratori della Repubblica di La Spezia e Massa e ai Comandi provinciali del Corpo forestale dello Stato delle due province, nella quale si denuncia che esistono fondate preoccupazioni perché gli interventi sulla vegetazione e sui sedimenti possono produrre effetti controproducenti che, al di là delle buone intenzioni, potrebbero condurre in realtà all’aumento dello stesso rischio idraulico. Indubbiamente, la vegetazione in alveo può aumentare il rischio idraulico in due modi: l’occlusione della luce dei ponti da parte di alberi trascinati dalle piene e l’aumento della scabrezza dell’alveo, che induce il rallentamento della velocità delle acque e, dunque, localmente, l’innalzamento del livello idrico. Il primo fattore non ha svolto un ruolo di rilievo nell’alluvione di ottobre, visto che i ponti sul Magra e sul Vara hanno una luce adeguata. In ogni caso, la maggior parte degli alberi trascinati dalla piena proveniva non già dall’alveo, ma dai boschi e dalle frane dei versanti: perciò, quand’anche i ponti avessero avuto luce stretta, il taglio della vegetazione in alveo sarebbe stato inutile, se non addirittura controproducente (poiché gli alberi in alveo, agendo come un setaccio, possono intercettare e trattenere parte degli alberi provenienti dai versanti;

si evidenzia che la riduzione della scabrezza dell’alveo, conseguita con la devegetazione, in effetti, riduce localmente il rischio ma, facendo transitare più velocemente una maggior portata, scaricherebbe, di fatto, a valle tutto il rischio di esondazione. Analogo ragionamento vale per la rimozione di sedimenti: la rimozione di accumuli locali presso centri abitati è doverosa (trasferendo gli inerti nei tratti incisi), ma interventi su larga scala, oltre ad accrescere il rischio alluvionale a valle, inducono instabilità di ponti, sponde, manufatti, franosità dei versanti, erosione del litorale,

 

si chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e dei motivi per cui da anni le attività, le indicazioni e le condizioni espresse dall’Autorità di bacino e dalle aree naturali protette di interesse locale del fiume Magra non sono prese in considerazione o sono di fatto vanificate da interventi che non rispettano la pianificazione, norme e obiettivi vigenti di difesa del suolo e conservazione dell’ambiente e del paesaggio;

se non intenda urgentemente verificare se le procedure adottate dagli enti preposti siano corrette, in termini di dichiarazione di somma urgenza, rispetto delle norme dell’Autorità di bacino, delle aree naturali protette di interesse locale del fiume Magra e delle direttive europee sulla tutela della biodiversità.

 



Per saperne di più:

Sulle alluvioni locali:

Carrara: dopo l’alluvione serve un’idea sana di sviluppo (20/11/2012)

Esposto alla Procura: il Comune ha scelto di allagare Miseglia ad ogni pioggia (12/11/2012)

Dopo l’alluvione: il Magra, scavato e “ripulito” è ora più pericoloso. Lettera-esposto di Legambiente (15/6/2012)

Alluvione nel basso Magra: vere e false soluzioni (VIDEO 28/1/2012)

Alluvione Lunigiana: cause e soluzioni (conferenza Sansoni) (VIDEO 10/12/2011) durata: 38′

Alluvione Lunigiana. Legambiente alle Regioni: basta alibi, stop al cemento (28/11/2011)

Aulla, l’alluvione prevista da Legambiente (VIDEO 7/11/2011)

Terre nei ravaneti: rischio di frana e alluvione (VIDEO 22/11/2011)

Alluvione Carrara: analisi e proposte agli enti (11/10/2003)

 Carrione, sicurezza e riqualificazione: un binomio inscindibile (Conferenza su alluvione: Relazione di Giuseppe Sansoni, 17/3/2006: PDF, 3,2 MB)

 Fenomeni di instabilità sui ravaneti (Conferenza su alluvione: Relazione Giuseppe Bruschi, 11/10/2003: PDF, 1,1 MB)

 Cave, ravaneti, alluvione: che fare? (Conferenza su alluvione: Relazione Piero Sacchetti, 11/10/2003: PDF, 37 KB)

 


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