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Consorzio Carrara Marble Way: i veri intenti celati dietro i buoni propositi di riutilizzo degli scarti

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Il consorzio: buone idee, ma qualche perplessità

Ci associamo sinceramente all’entusiasmo con cui Giuseppe Baccioli, presidente del consorzio Carrara Marble Way, guarda all’attività scientifica di alcuni centri di ricerca universitari, finalizzata a trovare un utilizzo agli scarti dell’estrazione del marmo. Siamo tuttavia più cauti: se, infatti, alcuni degli impieghi prospettati sono certamente apprezzabili (arredi urbani e mattoni in carbonato), altri suscitano perplessità.

Il ripascimento delle spiagge con pietrisco di marmo solleva diverse perplessità: estetico-paesaggistiche, a causa del colore nettamente contrastante con quello della sabbia, normative, dal momento che attualmente sono consentite solo sabbie con composizione chimica simile a quella della sabbia naturale locale e fruitive, visto che è più piacevole camminare a piedi nudi sulla sabbia che sul pietrisco.

L’utilizzo degli informi per realizzare scogliere è certamente ammissibile, ma invitiamo il consorzio a ricercare impieghi più nobili (e anche più redditizi di 10 € a tonnellata), quali la produzione di oggettistica artigianale.

 

Un’economia “circolare” sui generis: dalla cava alla discarica!

Davvero inaccettabile è, tuttavia, l’approccio tipicamente privatistico delle richieste di Baccioli all’amministrazione comunale.

Spie inequivocabili: la volontà di creare un’economia circolare, nella solida convinzione che «la valorizzazione dei detriti sia la sola strada da percorrere per risolvere il problema della pulizia dei bacini marmiferi»; l’appello al comune di non considerare come rifiuti gli scarti di cava; le richieste di “collaborazione” affinché alle cave sia concesso ulteriore tempo per rimuovere le terre e affinché i detriti siano impiegati nel ripristino delle cave dismesse.

Opportunamente disambiguato, tutto ciò suona così: «Sappiamo che, per legge, gli scarti abbandonati al monte sono “rifiuti” ma, siccome portarli a valle ci costa, li allontaneremo solo quando avremo trovato sbocchi di mercato per noi convenienti. Nel frattempo, chiediamo al comune di chiudere l’occhio sinistro, non considerandoli rifiuti, e il destro, consentendoci proroghe alla rimozione delle terre e, poi, di lasciarle definitivamente al monte (attraverso una banale operazione lessicale: denominando “ripristini ambientali” le discariche di terre)».

In effetti, questo è il comportamento delle cave da anni e, purtroppo, tollerato finora dal comune. Non può non preoccupare la proposta di impiegare le terre per “ripristinare” le cave dismesse: ci si sbarazza delle terre riempiendo le cavità delle cave dismesse e, attraverso un maquillage linguistico di mascheramento delle cose attraverso le parole, la discarica abusiva diventa addirittura “ripristino ambientale”. Potere magico delle parole in grado di cambiare la realtà!

Si tratta peraltro di un’interpretazione talmente allargata dell’economia circolare (l’impiego degli scarti come materia prima per altre produzioni) da comprendere addirittura il suo opposto (l’abbandono in discarica).

Di fatto, dunque, si chiede al comune di riempire le nostre montagne di discariche, una soluzione peraltro subdolamente già in atto, da respingere con la massima fermezza (la Fig. 1 ne mostra solo un esempio).
 

Fig. 1. La cava Trugiano ridotta a discarica di terre. A: la cava nel 2010, vista dall’alto; la freccia indica il corridoio d’accesso, tagliato nel marmo; il tratteggio blu delimita l’area oggi colmata da terre. B: la cava nel 2016, in corso di riempimento (sul lato destro). C: nel 2017, a riempimento quasi completato (salvo future sopraelevazioni). D: la stessa, vista dal basso.

 

Oltre 4 milioni di t di terre abbandonate: quanto ancora dobbiamo pazientare?

L’analisi dei quantitativi di blocchi, scaglie e terre passati dalla pesa comunale, mostra che negli ultimi 12 anni (2005-2016) sono stati portati a valle 4.065.274 di t di terre. Quante terre sono state abbandonate al monte?

Abbiamo trovato una risposta ragionevole alla domanda partendo da due assunti: 1) che nel corso degli anni le terre prodotte siano state proporzionali ai blocchi estratti; 2) che tutte le terre prodotte nel 2005 siano state portate a valle. In base ai quantitativi di blocchi prodotti ogni anno, diviene facile stimare i quantitativi annui di terre “attesi” e, sottraendo da essi le terre portate a valle, ricavare i quantitativi di terre “abbandonate” al monte: i risultati sono esposti nella Fig. 2.
 

Fig. 2. Andamento 2005-2016 dei quantitativi annui di blocchi prodotti e delle terre, distinte in “portate a valle”, “attese” e “abbandonate” al monte. Fonte: Ufficio marmo per i blocchi e le terre portate a valle; elaborazione Legambiente per le terre attese e per quelle abbandonate.

 

L’andamento delle terre portate a valle mostra un calo progressivo, dalle 700.000 t del 2005 alle 100.000 del 2016, mentre le terre abbandonate al monte passano da 0 a quasi 600.000 t l’anno, per un totale di 4.641.055 t nei 12 anni considerati.

Va peraltro osservato che questo quantitativo, già imponente, è molto verosimilmente sottostimato poiché si basa sull’ipotesi che nel 2005 tutte le terre prodotte siano state portate a valle. Se, ad esempio, nel 2005 fossero state abbandonate 200.000 t di terre, negli anni successivi aumenterebbero sia le terre attese sia quelle abbandonate, portando queste ultime a oltre 7 milioni di tonnellate.

Pertanto, alla luce sia dei quantitativi enormi di terre abbandonate al monte, evidenti a colpo d’occhio (Fig. 3), sia della loro crescita progressiva (grazie alla tolleranza del comune), sia dell’impatto ambientale che ne deriva (inquinamento dei fiumi e sorgenti, colate detritiche, incremento del rischio alluvionale), riteniamo offensivo e provocatorio l’invito di Baccioli a “portare pazienza”. Chiediamo alla nuova amministrazione di imporre sollecitamente il rispetto della legge e un reale ripristino ambientale.

 

Fig. 3. L’imponente discarica di terre (ravaneto di Gioia-Scalocchiella) ricopre con rilevanti spessori l’intero versante.

 

Attuare il principio del marmo “bene comune”

Il nostro dissenso più profondo con l’ing. Baccioli sta nella concezione privatistica dell’intera attività estrattiva, oltremodo manifesta nei suoi propositi. Non pensiamo soltanto alla sua concezione di profitto privato che mira a scaricare costi e danni sul pubblico, ma anche e soprattutto al fatto che considera scontata la proprietà dei detriti prodotti.

Noi crediamo, invece, che l’estrazione del marmo debba essere un’attività che va consentita (e regolata) solo se coniugata all’ottenimento di benefici per la comunità, non solo economici, ma anche ambientali. In quest’ottica, nell’assegnazione delle concessioni estrattive, il comune può (e deve) stabilire cava per cava la destinazione dei materiali estratti.

Nel masterplan del Carrione (relazione Seminara), ad esempio, vi è la proposta di studiare il comportamento idrologico dei ravaneti, al fine di valutare il loro contributo (con l’assorbimento delle acque meteoriche) alla riduzione del rischio alluvionale. Se, come pensiamo, questo contributo è di tutto rispetto, allora il regolamento degli agri marmiferi dovrà stabilire che alcune concessioni di cava (secondo la pianificazione comunale) dovranno prescrivere l’allontanamen­to delle terre e l’impiego delle scaglie per realizzare ravaneti-spugna.

L’attività imprenditoriale del consorzio Carrara Marble Way sarà pertanto apprezzata nella misura in cui perseguirà i propri legittimi interessi nel pieno rispetto del dettato costituzionale (art. 41) “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con la utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

Carrara, 28 settembre 2017
Legambiente Carrara
 



Per saperne di più:

Sullo smaltimento abusivo delle terre di cava:

Il marmo dei ‘Robin Hood’ alla rovescia – Videoinchiesta di M. Bernabè (28/5/2013)

Smaltimento terre di cava: per smuovere il Comune ci vuole il TG (29/11/2011)

Smaltimento abusivo delle terre di cava: servono fatti, non proclami! (8/11/2010)

Nubifragio: sorgenti torbide per lo smaltimento abusivo delle terre (11/7/2009)

Via d’arroccamento Calacata: ancora uno smaltimento abusivo di terre (1/4/2009)

Pulcinacchia: è bastata una pioggia per spazzare via le terre abusive e le rassicurazioni del sindaco (6/3/2009)

Cave, terre, detriti: ma è poi così difficile far rispettare le regole? (28/2/2009)

Via d’arroccamento Pulcinacchia: documentato lo smaltimento abusivo di terre (17/2/2009)

Sulla tolleranza del Comune verso lo smaltimento abusivo delle terre:

Il sindaco rassicura: lo smaltimento delle terre è monitorato. Infatti lo è, ma aumenta continuamente! (24/8/2009)

Pulcinacchia: smaltimento abusivo di terre. Il sindaco si precipita a scagionare i responsabili (20/2/2009)

Smaltimento abusivo di terre nelle cave. Il segretario generale Tonelli istiga al reato (16/2/2009)

Cave e terre: quando l’illegalità diventa diritto acquisito (col beneplacito del sindaco) (13/2/2009)

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