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Magnolia

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Magnolia          Magnolia grandiflora L., 1753          Fam. Magnoliaceae
 
Per la sua folta chioma lucida e i grandi fiori bianchi e profumati, la magnolia è molto diffusa in parchi e giardini.

 
 
Questa splendida pianta sempreverde, dedicata da Linneo al botanico francese P. Magnol (1638-1715) e presente in ogni parco d’Italia, ci è diventata così familiare che siamo ormai abituati a considerarla come appartenente alla nostra flora. In realtà la magnolia è originaria degli Stati Uniti meridionali, dalla Florida al Texas, ed è stata introdotta in Europa solo nel XVIII sec.

Alla fine del Cretaceo (65 milioni di anni fa) l’Atlantico meridionale si era aperto divenendo un oceano; l’America settentrionale e l’Europa erano ancora unite (tramite la Groenlandia) e avevano flora e fauna molto simili.

 
Pianta dei climi temperato-caldi, era presente in Europa e in Italia nell’era Terziaria (da 65 a 2 milioni di anni fa), come dimostrano i ritrovamenti fossili. In quel lontano periodo l’oceano Atlantico non era ancora completamente aperto; l’Europa e il Nordamerica erano collegati (attraverso la Groenlandia) e avevano perciò flore molto simili. Il clima era molto più caldo dell’attuale e nei pochi lembi d’Italia allora emersi abbondavano palme, allori, magnolia, sequoie, agavi, eucalipti, mentre le acque erano popolate da coccodrilli, squali e pesci tropicali.

Nell’era Quaternaria (gli ultimi due milioni di anni), invece, l’Europa e il Nordamerica, ormai completamente separate, furono ricoperte in gran parte da un’estesa calotta glaciale che spinse le piante verso sud.

In Europa la barriera dei ghiacciai alpini e il mar Mediterraneo impedirono alle piante di scendere a sud per rifugiarsi in terre più ospitali: perciò molte specie animali e vegetali, tra cui la magnolia, si estinsero.

Negli Stati Uniti, invece, la mancanza di catene montuose disposte lungo i paralleli permise ai vegetali di rifugiarsi più a sud e di risalire poi nuovamente a nord, al termine delle glaciazioni. È per questo motivo che la magnolia si è estinta in Europa e non nel Nordamerica, dal quale, per mano dell’uomo, è tornata a fiorire nei nostri parchi e giardini. Per lo stesso motivo, mentre le foreste nordamericane sono costituite da molte specie di alberi, quelle europee sono spesso formate solamente da una o due specie dominanti.

Ma le vicende dei tempi remoti che ci narra la magnolia non finiscono qui. Il suo grande e profumato fiore è molto primitivo ed è da fiori di tale struttura che si ritiene siano derivate le infinite varietà di fiori oggi esistenti. All’interno dei grandi petali bianchi è racchiuso un ricettacolo conico molto allungato che porta gli stami e, al di sopra, gli ovari: entrambi sono in numero indefinito (non fisso) e con inserzione a spirale.

Il colore bianco dei petali non è dato da pigmenti, ma è dovuto alla presenza di cellule epidermiche vuote, rifrangenti la luce.
 

A: il fiore, di tipo primitivo, ha grandi petali e un elevato numero di stami (St) e di ovari (Ov), a inserzione spiralata sul ricettacolo fiorale. B: dopo l’impollinazione, gli stami cadono rendendo visibile la parte inferiore del ricettacolo (Rc); gli ovari, invece, si accrescono (C) formando altrettanti frutti (Fr), muniti di una linea di sutura e riuniti in un frutto composto, a forma di pigna verde.

 
I fiori di tipo primitivo come quelli delle magnolie e delle ninfee, non avendo nettare da offrire, sono poco visitati dalle api (per la raccolta del solo polline), ma attirano, con l’odore del polline, i rozzi e maldestri Coleotteri, per i quali il fiore non è altro che una dispensa da saccheggiare: dotati di robuste mandibole, si nutrono direttamente delle parti fiorali fertili (stami e ovari). Anche se a caro prezzo, la fecondazione è comunque assicurata perché, nelle loro scorribande su e giù, entro fiori così grandi, un po’ di polline va a finire sugli ovari, fecondandoli.
 

A: dai singoli frutti della pigna, che si aprono lungo la linea di sutura, fuoriescono semi rossi (Sm). B: questi, sospesi a un esile filamento bianco (Fm), dondolano alla minima brezza attirando gli uccelli, ai quali è affidata la disseminazione. Sul ricettacolo fiorale allungato sono ben visibili le cicatrici (Ctr) lasciate dagli stami caduti.

 
Il gran numero di ovari di cui sono dotati fa sì che molti di essi resteranno intatti e fecondati. Si sviluppa così un frutto composto (la ‘pigna’ della magnolia) formato da tanti frutti che a maturità si aprono, facendo sporgere i semi, rivestiti da una parte esterna (pericarpo) carnosa di colore rosso vivo.

Questi semi, pendenti dagli esili e flessibili filamenti che sporgono dai frutti aperti, mossi alla minima brezza, sono un richiamo irresistibile per gli uccelli i quali (a differenza degli insetti, che non percepiscono il rosso) hanno una visione cromatica come quella umana. Gli uccelli mangiano il seme ed eliminano poi con gli escrementi il nocciolo, contribuendo così alla disseminazione della magnolia e diffondendola anche a grande distanza dalla pianta madre.
 

A: dal frutto (Fr) aperto fuoriesce il seme (Sm), sospeso a un sottile filamento (Fm) e rivestito da un tegumento rosso. Ctr: cicatrici degli stami caduti. Le foglie, verde lucido superiormente, portano una fine peluria marrone sulla pagina inferiore, solcata da una robusta nervatura principale sporgente (Np), dalla quale si dipartono nervature secondarie (Ns) più sottili.
B: sezione trasversale della foglia, vista al microscopio a 40 ingrandimenti. Np: nervatura principale sporgente; Ns: fasci vascolari di una nervatura secondaria; Es: epidermide superiore liscia, glabra e lucente; Ei: epidermide inferiore; Pl: peli della pagina inferiore; Fv: fascio vascolare costituito da vasi legnosi (Lg) all’interno (colorati con verde iodio) e da tessuto cribroso (Cr) all’esterno (colorato con rosso Congo); Gs: guaina sclerenchimatica continua che avvolge l’insieme dei fasci vascolari e conferisce robustezza alla nervatura; Pr: parenchima.

 

Sfruttando il suo mimetico candore, questo ragno vive (e uccide le sue prede) sui petali della magnolia. Qui ha ucciso un’ape bottinatrice colpendola alla nuca con il suo morso paralizzante.

Nonostante la struttura primitiva dei fiori e la brutalità degli insetti impollinatori, la strategia riproduttiva della magnolia è quindi pienamente funzionale.

Pianta a crescita molto lenta, la magnolia raggiunge nel paese di origine i 30 m di altezza (in Italia non supera in genere i 10-15 m); è assai longeva e raggiunge la maturità sessuale (la prima fioritura) solo dopo i 20 anni.

È ampiamente coltivata per i suoi grandi, candidi fori e per la folta chioma sempreverde di splendide foglie, verde scuro e lucide superiormente e rugginose, con fine peluria, inferiormente.
 

Giovane magnolia dal portamento quasi naturale: i rami inferiori raggiungono quasi il suolo.
Conosci un esemplare adulto con questo portamento? Segnalaci la sua ubicazione: grazie.
 
 Per la sua chioma folta e impenetrabile dai raggi solari, la magnolia è spesso usata nei parchi e giardini per creare punti di sosta ombreggiati, nei quali collocare panchine.

Con gli esemplari spontanei, tuttavia, ciò non sarebbe possibile. Nelle magnolie con portamento naturale, infatti, i lunghi rami inferiore sfiorano il terreno.

Negli esemplari da vivaio, invece, i rami più bassi vengono prontamente tagliati (come avviene per gran parte degli alberi ornamentali), proprio per ridurne l’ingombro al suolo e permettere il passeggio o la sosta sotto la fresca chioma.

– Vai all’elenco delle schede già pubblicate
 

albero sorridenteVuoi collaborare?
Puoi farlo segnalandoci l’ubicazione precisa nel comune di Carrara di esemplari di questa (o di altre) specie meritevoli di attenzione per uno o più motivi: dimensioni, età, portamento, rarità, ecc. Scrivi a info@legambientecarrara.it un messaggio con oggetto “Piante ornamentali”; precisa il nome (volgare e/o scientifico) della specie, l’ubicazione (via e numero civico, nome del parco, o altro). Se possibile, unisci una mappa (ad es. di Google Earth) con un segnaposto che indichi l’esatta localizzazione dell’esemplare o, se del caso, il numero di esemplari presenti.
Potremo così gradualmente realizzare una mappa che indichi tutti i punti del territorio comunale in cui sono presenti esemplari della specie meritevoli di segnalazione. Grazie.

 
Mappa in corso di completamento: centra sull’area di interesse, ingrandisci (col + in basso a sinistra) e, per aprire la legenda, clicca sul quadratino in alto a sinistra.

 

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One comment

  1. Gilberto Baldaccini ha detto:

    Iniziativa molto interessante che sarebbe opportuno diffondere anche nelle altre realtà territoriali. Mi chiedevo come queste informazioni potrebbero diventare spunto per una collaborazione anche con altri comuni e circoli di Legambiente.

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