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Fossa Combratta: la vera posta in gioco dietro il pretesuoso alibi della sicurezza

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Sulla questione di Fossa Combratta, dopo la conferenza dei servizi del 12 scorso e le dichiarazioni, apparse sulla stampa, dell’assessore Trivelli, vogliamo esprimere alcune considerazioni.

 

Una prima vittoria per la comunità
 

In primo luogo dobbiamo considerare una vittoria il risultato fin qui ottenuto, cioè la bocciatura, perché incompatibile dal punto di vista ambientale, del progetto di messa in sicurezza presentato dalla ditta e appoggiato dall’AUSL.

 

Il Parco si è comportato da Parco
 

Un plauso merita il Parco delle Apuane, che ha mantenuto le sue posizioni e sta impedendo lo scempio di un intero versante boscato del monte Brugiana. Putamorsi ha fatto ciò che un presidente di parco deve fare: ha difeso gli interessi delle Apuane contro quelli di un’impresa che ha presentato un piano di messa in sicurezza che maschera in realtà una vera e propria escavazione.

Ha suggerito, inoltre, di attivare forme di consultazione e partecipazione (quali, ad esempio, l’inchiesta pubblica o il sintetico contraddittorio) che coinvolgano tutte le parti interessate: imprenditori, enti, associazioni.

 

Le contraddizioni del comune
 

Contradditorio, invece, è stato il percorso dell’’amministrazione di Carrara. Il sindaco e l’intera maggioranza in consiglio comunale, attraverso l’approvazione di un ordine del giorno di indirizzo politico, si sono mossi per salvaguardare ambiente e paesaggio, dichiarando che nei piani attuativi di bacino estrattivo (PABE), in corso di redazione, l’intero versante di Fossa Combratta sarà escluso dalle aree estrattive.

Dalla stampa apprendiamo che l’assessore al Marmo, inaspettatamente,  sposa in pieno la posizione dei suoi dirigenti e funzionari e dell’AUSL che, paventando la bocciatura del progetto originario, infatti verificatasi, lo hanno riproposto ridimensionato (29.000 m3 anziché 58.000). Oltretutto, non si tratterebbe di un vero ridimensionamento del progetto bocciato, ma solo di un suo frazionamento: il progetto, infatti, attualmente comprendente 4 fasi, sarebbe solo limitato alle prime 3, rinviando la fase 4 a una successiva autorizzazione.

 

Il nodo centrale
 

Il nodo centrale della vicenda è però, a nostro giudizio, un aspetto che finora non ha avuto adeguato rilievo nel dibattito sviluppatosi su Fossa Combratta.

C’è una relazione geologica, geostrutturale e geomeccanica con analisi di stabilità, commissionata dall’imprenditore al geologo Profeti e datata 24 ottobre 2017 (con successivo aggiornamento al 4 dicembre 2017) in cui il professionista rilevava la potenziale instabilità di alcuni ammassi rocciosi e individuava, come misure di messa in sicurezza, disgaggi manuali mirati (oltre al monitoraggio geotecnico, qualche chiodatura e reti armate di trattenuta).

Il progettista, invece, in accordo col titolare della cava e la direzione dei lavori, ha presentato un “singolare” progetto di messa in sicurezza identico a un piano di coltivazione che, per eliminare 555 m3 di roccia potenzialmente instabile, prevede l’asportazione di 58.000 m3 di marmo.

L’eventuale autorizzazione del progetto sarebbe un precedente di gravità inaudita: dal giorno dopo, infatti, la messa in sicurezza diverrebbe il pretesto per ottenere ovunque autorizzazioni all’escavazione senza limiti.

 

Domande che esigono una risposta
 

Ci domandiamo perché relazione geologica e piano di messa in sicurezza siano così diversi tra loro e perché la relazione Profeti non sia stata utilizzata per il piano di messa in sicurezza. Che cosa è successo? Il geologo Profeti è stato ritenuto incompetente o invece, pur essendo competentissimo, i risultati del suo studio non erano funzionali agli obiettivi dell’azienda?

Al di là delle valutazioni tecniche, in ogni caso, i cittadini hanno diritto di avere risposta almeno a queste due domande:

  • perché i funzionari pubblici, che l’avranno certamente letta, hanno ritenuto inutilizzabile la relazione del geologo Profeti?
  • l’amministrazione comunale esprime solo generici auspici sulla tutela dell’ambiente o è seriamente intenzionata a utilizzare la redazione dei PABE per togliere l’area di Fossa Combratta da quelle estrattive? Perché, se questa è l’intenzione, neppure il ridimensionamento proposto è accettabile, in quanto resta incompatibile con la salvaguardia del versante ed è solo funzionale all’escavazione dell’area.

Certamente il processo partecipativo, prospettato dal parco per valutare la compatibilità del nuovo piano di messa in sicurezza, sarà l’occasione per ottenere chiare risposte a questi interrogativi. 

Carrara, 15 settembre 2018
Legambiente Carrara
 



Per saperne di più:

Sulla cava Fossa Combratta:

Cava Fossa Combratta: appello alle Istituzioni interessate  (31/8/2018)

Cava Fossa Combratta: non diventi la pietra dello scandalo  (7/8/2018)

Fossa Combratta: una cava da dismettere  (27/6/2018)

Sui piani estrattivi di bacino estrattivo:

Il bacino estrattivo di Torano: spunti per una pianificazione integrata  (3/5/2018)

Gestire in sinergia cave, ambiente e rischio alluvionale (2° contributo alla VAS dei piani attuativi estrattivi)  (24/9/2016)

Piani attuativi dei bacini estrattivi: una proposta di buonsenso (quindi rivoluzionaria)  (10/8/2016)

 

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