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La flora nel Terziario

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– I nostri parchi: una finestra sul passato
– Il clima del Terziario (quando l’Italia era popolata da coccodrilli e rinoceronti)
– La flora del Terziario
 

I nostri parchi: una finestra sul passato

 

Limiti delle suddivisioni del Terziario (in due epoche e 5 periodi), espressi in milioni di anni fa.

 

Fig. 1. Uno scorcio del parco della Padula, visto dall’ingresso. I parchi non ristorano soltanto il fisico e la mente, ma sono anche fonte di arricchimento culturale e stimolo alla curiosità scientifica.

La finalità prevalente dei parchi è estetica e ricreativa (alle quali, con queste schede, vogliamo aggiungere le funzioni didattica e culturale).

È facile pertanto comprendere perché in essi siano predilette le piante ornamentali sempreverdi: un parco con piante caducifogliepiante dotate di foglie che cadono, abitualmente d’autunno (contrapposto a sempreverdi). Composto di caduco e foglia., infatti, d’inverno sarebbe spoglio e perderebbe il suo valore ornamentale.

Ma in Italia, se escludiamo le conifere, la maggior parte delle specie arboree ha foglie deciduefoglie che cadono, abitualmente d’autunno (contrapposto a sempreverdi). Dal latino deciduus, derivato di decĭdĕre, composto di de- e cadĕre (cadere giù)., che cadono d’autunno. Pertanto, nei parchi, soprattutto quelli nella fascia costiera a clima mediterraneo (caratterizzato da un’estate calda e arida), si ricorre a piante sempreverdi termofileSpecie che prediligono gli ambienti caldi: dal greco thermós (caldo) e philèo (amare)., in gran parte esoticheProvenienti da altre regioni. Dal latino exotĭcus, dal greco exōticós, derivato di éxō (fuori)., adattate a vivere in queste condizioni.

Molte di queste specie erano largamente diffuse nell’era Terziaria e si sono poi estinte in Europa nel QuaternarioQuaternario (o Neozoico) è l’era comprendente il Pleistocene (da 2,6 milioni d’anni fa a 17.000 anni fa) e l’Olocene (dal termine dell’ultima glaciazione –17.000 anni fa– a oggi)., a seguito delle glaciazioni. Per questo motivo, in molti parchi italiani si reintroducono specie termofile, importandole da altri Paesi; così, guidati da criteri ornamentali, si ricostruiscono, inconsapevolmente, cenosiComunità di specie che vivono in un ecosistema. Dal greco kóinōsis (unione). terziarie estintesi durante le glaciazioni.

Questi parchi possono quindi essere considerati una finestra sul passato: è come se entrassimo in una macchina del tempo che ci mostra un campionario degli alberi un tempo molto diffusi anche in Italia. La consapevolezza di questo viaggio nel tempo aggiungerà certamente un piacere culturale al godimento estetico.

La vista di una magnolia, allora, non susciterà più soltanto uno sguardo distratto (considerata la sua onnipresenza nei nostri parchi e giardini), ma il piacere di immergerci in un passato di milioni d’anni fa, quando essa era molto diffusa, e di immaginare la sua progressiva rarefazione (una glaciazione dopo l’altra), fino alla sua estinzione in Europa.

Nei nostri parchi e giardini sono frequenti altre specie che, come la magnolia, si sono estinte in Europa durante le glaciazioni quaternarie e sono poi state reintrodotte dall’uomo: canforo, eucalipto, platano, noce, siliquastro, palma da datteri, liriodendro, storace, ginkgo, sequoia, agave, pittosporo.

Ad esse si aggiungono i relitti terziariSpecie che, pur quasi scomparse durante le glaciazioni, sono riuscite a sopravvivere in alcune stazioni-rifugio a clima più mite, dalle quali si sono poi diffuse al termine delle glaciazioni., come l’alloro, l’agrifoglio, il lillà, l’ippocastano, il cipresso, la palma nana, il fico.

 

Il clima del Terziario (quando l’Italia era popolata da coccodrilli e rinoceronti)

 

Una visione schematica dei cambiamenti climatici degli ultimi 100 milioni di anni è mostrata nella Fig. 2, unitamente ai cambiamenti della disposizione dei continenti, generati dalla tettonica a zolleTeoria scientifica che spiega i movimenti delle zolle –o placche– terrestri (i continenti, comprese le loro piattaforme continentali) avvenuti nel corso della storia della Terra, trascinate da lenti movimenti convettivi dello strato sottostante (astenosfera), caldo e viscoso.. Limitando l’attenzione all’area mediterranea, si può vedere come nel Cretaceo (ultimo periodo dell’era Mesozoica), questa si trovasse in piena fascia climatica equatoriale (Fig. 2A).

Nel Paleocene (primo periodo del Terziario) la parte europea dell’area mediterranea è ancora nella fascia equatoriale, mentre la parte africana è divenuta più calda e arida (savane e deserti) (Fig. 2B).

Verso la fine del Terziario (nel Miocene), per la collisione tra Africa ed Europa, il Mediterraneo è divenuto un mare chiuso e salato e l’intera area mediterranea è una fascia desertica (Fig. 2C).

Terminato il Terziario, nel primo periodo del Quaternario (Pleistocene) si verificano importanti glaciazioni. Al loro termine (solo 17.000 anni fa) inizia il periodo attuale (Olocene): il lato europeo dell’area mediterranea risulta a clima subtropicale, mentre nel lato africano abbondano i deserti (Fig. 2D).
 

Fig. 2. Schema dei cambiamenti delle principali fasce climatiche negli ultimi 100 milioni di anni, con l’andamento che esse avrebbero in “continenti ideali” piatti (senza cioè tener conto delle modificazioni locali del clima determinate dalla diversa distribuzione di terre e di mari, da catene montuose, da grandi laghi, ecc.). I limiti tra le diverse fasce climatiche sono convenzionali, basati su alcune soglie di temperatura particolarmente significative per le flore e le faune. A (Cretaceo medio): la zona calda è notevolmente estesa; manca praticamente la fascia a clima polare. Si noti che America settentrionale, Groenlandia, Europa e Asia sono unite in un unico continente; il Mediterraneo è aperto da entrambi i lati; l’America meridionale e l’India sono ancora vicine all’Africa, dalla quale si sono distaccate. B (Paleocene): inizia l’era Terziaria. Il clima si rinfresca ai due poli; l’Europa mediterranea ha clima equatoriale; l’Africa si salda all’Asia. C (Miocene superiore): la fascia a clima equatoriale si restringe e scende, avvicinandosi all’equatore; si espandono le savane; nell’area circummediterranea scompare il clima equatoriale e si insediano flore tendenti al tipo predesertico. In Italia erano da poco sorte le catene alpina e appenninica, quindi il clima era meno arido di quanto appaia dalla figura. L’India ha quasi raggiunto l’Asia: la collisione originerà la catena himalaiana. D (Olocene): è il periodo attuale. Nell’Europa mediterranea le condizioni desertiche divengono subtropicali (in realtà temperate, grazie all’influenza sul clima del mare e delle catene alpina e appenninica). [Da: Trevisan e Tongiorgi. La Terra. UTET, 1976. (ritoccata e colorata)]

 
Va precisato che, per rappresentare l’andamento generale delle fasce climatiche, prescindendo dalle influenze locali (orografia, idrografia ecc.) che produrrebbero un puzzle di climi locali, talmente intersecati da rendere difficile cogliere l’andamento generale, la Fig. 2 non riporta le fasce climatiche reali, ma quelle che si avrebbero se i continenti fossero piatti e privi di fiumi e laghi.

In particolare, la Fig. 2D include l’Italia odierna nella fascia subtropicale, cioè come essa sarebbe se fosse piatta. Naturalmente, la presenza delle catene alpina e appenninica e l’azione mitigatrice climatica dei mari che bagnano la penisola fanno deviare il clima reale da quello subtropicale ricavato dal modello teorico. In effetti, in Italia sono distinguibili due zone bioclimatiche: la mediterranea, con un periodo di aridità estiva, e la medioeuropea, più fresca e umida e senza aridità estiva.

È evidente, comunque, che nel Terziario l’Europa centrale e meridionale hanno sperimentato un clima ben più caldo dell’attuale, variabile (secondo le zone e il tempo) dal clima equatoriale a quelli subtropicale e desertico. Ciò è chiaramente testimoniato anche dai reperti fossili terziari italiani, comprendenti coccodrilli, rinoceronti, elefanti, tapiri, mastodonti, antilopi, scimmie.
 

Fig. 3. All’inizio del Terziario (corrispondente alla fine del Cretaceo, l’ultimo periodo dell’era Mesozoica) l’Africa e l’India non si sono ancora saldate all’Europa e all’Asia; l’America settentrionale (separata da quella meridionale) è ancora unita all’Europa, come l’Australia lo è all’Antartide; il Mediterraneo è ancora un mare aperto da entrambi i lati, che mette in comunicazione l’oceano Atlantico con il Pacifico.
Nel corso del Terziario la tettonica a zolle porterà l’America a distaccarsi dall’Europa e l’Africa e l’India ad unirsi al continente eurasiatico, dando origine alle catene alpina e himalaiana. Lo spostamento dei continenti e altri fenomeni (es. la migrazione dei poli) sono stati accompagnati da variazioni climatiche. Le doppie linee rosse indicano le dorsali oceaniche, imponenti catene montuose sottomarine formate da magma che, fuoriuscendo dal mantello terrestre, genera ai due lati nuovi fondali oceanici; le linee blu dentellate indicano le fosse oceaniche, nelle quali si verifica la subduzione dei fondali oceanici. (Figura da Trevisan e Tongiorgi. La Terra. UTET, 1976).

Per quanto il Terziario sia stata un’era molto calda, nel suo ultimo periodo (Pliocene: 5-2,6 milioni di anni fa) il clima cominciò a raffreddarsi, a seguito di un insieme di fattori. La catena alpina (la cui orogenesi, tuttora in atto, era iniziata molto prima, alla fine del Cretaceo, con la collisione della placche africana e europea), aveva già raggiunto altezze considerevoli; la placca indiana, sebbene non ancora fusa a quella asiatica, le si era già avvicinata grandemente, provocando l’emergere della catena himalaiana (si confronti la Fig. 2C con la Fig. 3).

La formazione di ghiacciai sulle alte vette, le modificazioni dell’andamento dei venti e delle precipitazioni, la migrazione dei poli, furono fattori determinanti di quell’inizio di raffreddamento che nel Quaternario, esacerbandosi, darà origine alle glaciazioni.

L’intero Terziario è dunque un’era calda; nel Miocene superiore, con la chiusura del Mediterraneo (che diviene un grande lago salato, come testimoniano i depositi evaporitici di gesso e salgemma), il clima diviene addirittura arido.

Non stupisce pertanto che la vegetazione del Terziario fosse caratterizzata da piante con foglie lauriformidel tipo dell’alloro e delle altre Lauracee., tipiche dei climi caldi e asciutti (piccole, coriacee e con stomi infossati, per ridurre le perdite idriche). Poi, alla fine del Miocene, si riapre il Mediterraneo e si ristabilisce la foresta mista, a foglie più tenere e seghettate (es. carpino), segno di un progressivo raffreddamento climatico.

Nel corso del Terziario si rarefanno le Cicadee e le Palme, permangono le Conifere e si diffondono le caducifoglie. È un’era in cui si verificano grandi migrazioni di piante: all’inizio arrivano nell’Europa centro-sud un contingente arcto-terziarioFlora settentrionale presente nell’era Terziaria: da arctos (orso) che, con riferimento alla costellazione dell’Orsa Minore (o Piccolo Carro), la cui stella polare indica il Nord, assume il significato traslato di “settentrionale”. Anche settentrione, peraltro, ha un’etimologia analoga:  septem triones (i sette buoi), infatti, è il termine con cui gli antichi Latini definivano le sette stelle dell’Orsa che trainavano il Carro. (da nord) ed uno boreal-terziarioFlora terziaria dell’emisfero boreale. (da nord-est).

 

La flora del Terziario

 

Fig. 4. Esempi di relitti terziari: specie termofile largamente diffuse in Europa nel Terziario che, pur drasticamente decimate dalle glaciazioni, sono riuscite a superarle (accantonate in ristrette stazioni-rifugio) e, al loro termine, si sono nuovamente diffuse. 1: alloro; 2: agrifoglio; 3: lillà; 4: ippocastano; 5: cipresso; 6: fico.

La flora tipica del Terziario è costituita da piante termofilespecie che prediligono gli ambienti caldi: dal greco thermós (caldo) e philèo (amare), generalmente sclerofillepiante legnose dotate di foglie coriacee (dal greco sclerós = duro e phýllos = foglia), in quel tempo ampiamente diffuse dall’America settentrionale all’intera Eurasia.

In Europa, alcune di esse (relitti terziari), sono riuscite a superare le glaciazioni quaternarie in ristrette stazioni-rifugio a clima più mite dalle quali, in seguito, si sono nuovamente diffuse. Ne sono esempi: alloro, agrifoglio, lillà, ippocastano, cipresso, palma nana, papiro e fico (Fig. 4).
 

Fig. 5. Esempi di specie termofile terziarie estintesi in Europa nel corso delle glaciazioni quaternarie e reintrodotte dall’uomo come piante ornamentali. 1: magnolia; 2: canforo; 3: eucalipto; 4: platano; 5: siliquastro; 6: palma da datteri; 7: liriodendro; 8) storace; 9: pittosporo.

Altre specie termofile diffuse nel Terziario, invece, non sono riuscite a superare le glaciazioni e sono state reintrodotte in Europa dall’uomo a scopo ornamentale.

Tra queste: magnolia, canforo, cannella, sassofrasso, eucalipto, platano, noce, siliquastro, palma da datteri, liriodendro, storace, ginkgo, sequoia, agave, pittosporo e avocado (Fig. 5).

Anche in Toscana, tra i fossili vegetali terziari, sono state rinvenute specie indicatrici di clima caldo: cinnamomo, sequoia, platano, alloro, magnolia e palme.

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