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Bettogli: prevale il buonsenso, la cima è salva, respinto il ricatto occupazionale

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La cima del Monte Bettogli, vista da Carrara. Nell’area punteggiata, la parte che il progetto bocciato prevedeva di tagliare in questa fase, in vista del futuro taglio dell’intera cima.

 
Stando alle prime notizie, la cima del monte Bettogli è salva: la conferenza dei servizi avrebbe respinto per motivi paesaggistici il progetto della cava Calocara A, che prevedeva di “rosicchiare” dal retro e dai fianchi la cima (preludio al suo futuro spianamento), per riprendere l’escavazione a gradoni del versante. Alla ditta sarebbe stato chiesto un cambiamento radicale: scavare in galleria.

In attesa della conferma di queste notizie e delle loro motivazioni, possiamo solo esprimere un primo commento.

 

L’impresa: disprezzo per l’ambiente e ricatto occupazionale

 

Sul piano tecnico la ditta Gemignani e Vanelli Marmi, nel contestare «l’immotivata decisione di salvaguardare il profilo montuoso» (la bocciatura del piano precedente, che prevedeva il taglio della cima), era stata molto esplicita: ancorché il progetto odierno riguardasse solo la bonifica (cioè il rosicchiamento) della cima, questa fase estrattiva era «prodromica al progetto completo» … «tenendo ben presente … l’obiettivo cui si dovrà tendere» (lo spianamento della cima) «al fine di gettare le basi per un effettivo razionale sviluppo che dovrà forzatamente seguire».

Sul piano politico la posizione della ditta era altrettanto chiara. L’eventuale bocciatura del progetto avrebbe comportato l’impossibilità di proseguire l’escavazione in sicurezza e, dunque, la chiusura della cava e i licenziamenti.

 

Il Comune: fermezza e buonsenso

 

L’amministrazione comunale ha sempre dichiarato che non intendeva chiudere la cava, ma solo assicurarsi che la prosecuzione dell’attività avvenisse «nel rispetto delle norme»; aveva pertanto chiesto all’impresa di presentare un nuovo progetto, che fosse sostenibile. L’impresa non ha accolto tale richiesta, preferendo ricorrere al classico ricatto occupazionale.

Grazie al buonsenso degli enti rappresentati nella conferenza dei servizi e alla fermezza sul rispetto delle leggi, i cavatori possono oggi guardare serenamente al loro futuro: scaveranno in galleria anziché all’aperto.

 

Cavatori e sindacati: riflettere sugli errori

 

Forse, però, dovrebbero riflettere sul comportamento adottato in questa vicenda. È stato giusto accettare il ricatto occupazionale, appiattirsi sulle richieste dell’impresa, pretendere il taglio della cima, inimicarsi i cittadini, esercitare velate minacce ai tecnici comunali (ai quali va la nostra piena solidarietà)?

È giusto ancor oggi, dopo questa conclusione positiva, chiedere al Comune un ripensamento e insistere con proposte umilianti (un’elemosina alla città, che la ditta dovrebbe elargire come risarcimento del danno)? Noi crediamo di no e ci auguriamo che questa vicenda inneschi una approfondita riflessione.

 

Legambiente: invitiamo i cavatori a un percorso di confronto

 

Dall’accesa discussione tra Legambiente e cavatori, avvenuta venerdì nella piazza sotto l’ufficio marmo, pur nella netta disparità di vedute, sono emersi la reciproca disponibilità e l’interesse ad aprire un percorso di confronto (anche con sopralluoghi congiunti alle cave), per verificare eventuali punti di convergenza.

Legambiente è pronta a contribuirvi discutendo con cavatori e sindacati le proposte che avanza da anni per raggiungere contestualmente gli obiettivi dell’incremento dell’occupazione, della tutela del paesaggio, delle sorgenti, dei fiumi e della prevenzione del rischio alluvionale.

Non appena saranno confermate le decisioni della conferenza dei servizi, riproporremo con maggior dettaglio a cavatori e sindacati questo percorso di confronto, finora vanamente tentato.

Carrara, 17 dicembre 2018
Legambiente Carrara
 

Aggiornamenti (aprile 2019)
Come è andata a finire
La conferenza dei servizi del 14 dicembre 2018 ha approvato i piani di escavazione di cinque cave (68-Bettogli, 70-Bettogli A, 103-Calocara B, 105-Calocara C e 106-Carpevola B) ed ha bocciato quelli delle tre cave adiacenti alla cima del Monte Bettogli (66-Poggio Silvestre, 67-Bettogli Zona Mossa e 102-Calocara A).

Per queste ultime, infatti, la coltivazione a cielo aperto non poteva prescindere da un “alleggerimento” della cima che riducesse la pendenza media del versante. Il piano presentato non prendeva in considerazione la possibilità di escavazione in galleria.

Nel gennaio 2019 le tre cave bocciate hanno presentato ricorso al TAR, chiedendo la sospensiva e l’annullamento della determina dirigenziale. Ad aprile il TAR ha respinto la richiesta di sospensiva, rinviando al 4 giugno l’udienza di merito. Ha inoltre auspicato una nuova conferenza dei servizi, precisando che sarà possibile solo di fronte a modifiche progettuali che superino le criticità già evidenziate nei pareri negativi del Comune e della Soprintendenza. In altre parole, il nuovo progetto dovrà lasciare in pace la cima del M. Bettogli.

Gli avvocati degli imprenditori, nella loro memoria al TAR, prefigurano, nel caso di diniego al taglio della vetta, la chiusura e la perdita di 27 posti di lavoro, oltre a quelli sull’indotto.

 



Per saperne di più:

Su cave e conflitto tra ambiente e occupazione:

Le cave ferme per violazione del perimetro autorizzato garantiscano il salario ai lavoratori  (16/12/2018)

Giù le mani dalla cima del Monte Betogli  (21/11/2018)

Cave: rispettare la legalità per garantire il lavoro  (2/8/2018)

Audizione alla commissione marmo: le proposte di Legambiente  (20/11/2017)

Cave Bettogli-Calocara: non si rilascino autorizzazioni illegittime  (10/2/2017)

Le nostre proposte per il Piano Regionale Cave  (10/10/2016)

Cave: il falso conflitto ambiente-occupazione  (1/8/2016)

Osservazioni al piano paesaggistico: più paesaggio, più filiera, più occupazione, meno cave, meno impatto, meno rendita  (29/9/2014)

 

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One comment

  1. mario ha detto:

    Buon compromesso e complimenti per la saggia riflessione di questo articolo.

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