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Monte Borla: la Regione respinge il piano della cava Castelbaito-Fratteta

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A: le cave Castelbaito-Fratteta (al piede del M. Borla) e Vittoria (ai piedi del M. Sagro): entrambe abbandonano sul posto ingenti quantità di detriti. B e C: il complesso estrattivoVittoria-Crespina, con l’immenso ravaneto che ha sepolto la valle glaciale.

 

Nel Bollettino Ufficiale della Regione Toscana (BURT) del 16/1/19 è stato pubblicato il decreto di archiviazione della richiesta di VIA presentata dalla cava Castelbaito-Fratteta, ubicata nel bacino n. 4 “M. Sagro, Morlungo e M.Borla”, in pieno Parco delle Apuane.

Acquisiti i contributi istruttori dei vari enti e l’osservazione di Legambiente Toscana, la Direzione regionale Ambiente ed Energia aveva chiesto alla Marmi Walton Carrara Srl di presentare, entro il termine di 30 giorni, integrazioni, chiarimenti e le proprie controdeduzioni all’osservazione di Legambiente. Trascorso inutilmente tale termine, la Regione ha archiviato la pratica, respingendo così il progetto d’escavazione di quasi 200.000 m3 in 5 anni.

La ditta, però, si è arresa in partenza, non presentando né integrazioni né controdeduzioni. Del resto, le sarebbe stato impossibile smentire le osservazioni di Legambiente Toscana; l’unica risposta possibile sarebbe stata l’ammissione della loro veridicità. Infatti:

  • le relazioni progettuali erano incomplete, contraddittorie e inattendibili perfino relativamente ai dati elementari sui quali si basano le verifiche e le valutazioni (rapporto blocchi/detriti, quantità di detriti prevista, ecc.);
  • sul destino dei detriti, la ditta palesava una reticenza ai limiti dell’impudenza. Infatti, sebbene affermasse perentoriamente che «La destinazione di riutilizzo delle rocce e terre da scavo è certa e determinata» e che i detriti sarebbero stati «allontanati da ditta specializzata», i dati di fatto, sotto gli occhi di tutti, sono ben diversi: inidoneità (divieto di transito ai camion) di tutte le strade utili per il trasporto a valle dei detriti e abbandono totale, da parecchi anni e in pieno Parco, dei detriti, violando le prescrizioni dell’autorizzazione;
  • sebbene fossero documentate la permeabilità molto elevata del marmo e «una direttrice di infiltrazione profonda delle acque meteoriche», le misure di protezione delle acque sotterranee indicate dalla ditta equivalevano a una autodenuncia. Anziché tenere scrupolosamente pulite le superfici, infatti, si lasciava infiltrare la marmettola nelle fratture del marmo confidando sul loro progressivo intasamento a causa della marmettola che, «compattata dal continuo passaggio dei mezzi meccanici, riempie e cementa le fratture presenti rendendo impermeabile l’ammasso roccioso»;
  • la ditta, nel 2018, non aveva ancora ottemperato a ben cinque prescrizioni del Parco, indicate nelle pronunce di compatibilità ambientale del 2014 e del 2015.

Esprimiamo dunque apprezzamento per la procedura di valutazione di impatto ambientale condotta dalla Regione. Per quanto si trattasse di un atto dovuto, non si può tacere che, la cava –pur trovandosi nella stessa situazione di incompatibilità ambientale e di violazione sistematica delle prescrizioni (non diversamente, purtroppo da molte altre cave)– per oltre dieci anni ha potuto proseguire l’opera devastatrice all’interno del Parco, grazie alle autorizzazioni ottenute.

Ci auguriamo pertanto che anche il redigendo Piano attuativo del bacino estrattivo di Fivizzano, condividendo l’approccio della Regione, applichi il PIT-PPR ed escluda definitivamente dalle aree estrattive non solo le cave del Borla, ma anche quelle ai piedi del Sagro, visto che anch’esse presentano identiche problematiche, con l’aggravante dell’abbandono di una quantità di detriti ancora maggiore, che ha in buona parte sepolto la valle glaciale.

Firenze, 31 gennaio 2019
Legambiente Toscana
 

Aggiornamenti (aprile 2019)
Come è andata a finire
Respinto il piano d’escavazione. La Regione aveva chiesto alla soc. Walton di presentare, entro 30 giorni, integrazioni, chiarimenti e controdeduzioni alle osservazioni al piano d’escavazione Castelbaito-Fratteta presentate da Legambiente. Trascorso inutilmente tale termine, ha archiviato la pratica, respingendo così il piano.

Nuovo pericolo in vista. Uno dei motivi di incompatibilità ambientale delle cave ai piedi dei M. Borla e Sagro è l’impossibilità di allontanare i detriti d’escavazione per la mancanza di una viabilità adeguata ai camion. Nel gennaio 2019, tuttavia, la Walton si è offerta di effettuare un intervento di 1.086.000 euro per sistemare la strada provinciale 10 di Tenerano: si riaprirebbe quindi la possibilità di trasportare i detriti a Minucciano o ad Aulla.

Questo scatto di generosità interessata prefigura nuovi pericoli: è vero, infatti, che i motivi di incompatibilità ambientale sono numerosi, ma temiamo sia altrettanto vero che la Walton non avrebbe aperto i cordoni della borsa senza ricevere garanzie politiche sulla riapertura della cava.

 



Per saperne di più:

Sulle cave dei Monti Borla e Sagro:

M. Borla: basta scempio ambientale e della legalità. Chiudere cava Castelbaito  (28/10/2018)

Il progetto della strada per le cave del Sagro: un esempio di neolingua, dove “distruggere” si dice “preservare l’integrità”  (13/7/2017)

Revoca del progetto di strada per le cave del Sagro: una speranza che si avvera  (8/7/2017)

Fermare la strada per le cave del Sagro: appello al nuovo sindaco  (30/6/2017)

Cave: tutti uniti per l’assalto al Sagro  (6/7/2016)

Cave del Sagro-Borla: chi fa disinformazione?  (18/6/2016)

Cave del Sagro-Borla: il sindaco riporta i camion a Carrara centro  (14/6/2016)

Camion delle cave del Sagro? Mai da Carrara!  (16/12/2015)

Esplosivo dossier sulle cave apuane: le osservazioni di Legambiente  (18/11/2014)

 

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