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Cavatori Canalgrande: il video della fierezza è un’autodenuncia

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“A muso duro”: il commento del video

Con gli scarponi vissuti, i vestiti impolverati e i segni del tempo sulle nostre facce: a testa alta, a muso duro, con lo sguardo dritto e aperto al futuro, lotteremo per la nostra famiglia.

Siamo nati negli anni cinquanta come prestatori di manodopera; negli anni abbiamo investito in professionalità e tecnologia, lavorato duramente nel rispetto di leggi e regolamenti, dimostrato di fatto la correttezza, l’etica, la prudenza e il rispetto che mettiamo ogni giorno nel nostro lavoro e nelle nostre vite.

Non costruiamo ecomostri, non sotterriamo sostanze radioattive, non inquiniamo. La Cooperativa Cavatori Canalgrande è un’azienda certificata su ambiente e sicurezza e su tali valori fonda la propria esistenza.

Oggi siamo una grande famiglia, composta da diverse centinaia di persone che dovrà affrontare mesi di sacrifici e paure per la chiusura delle cave che abbiamo l’onore di lavorare. Questa situazione è nata da un parere che ha rivisto interpretazioni consolidate e praticate da anni, andando ad agire retroattivamente su autorizzazioni precedentemente rilasciate e già archiviate.

Con il dovuto rispetto, l’onore e la fierezza di chi da più di sessant’anni lavora alle cave, portiamo nel mondo la bellezza del marmo bianco delle Alpi Apuane e della nostra città, Carrara.

 
Il mese scorso la cooperativa Cavatori Canalgrande ha pubblicato su YouTube un suggestivo video “A muso duro”, con riprese professionali, anche da drone, accompagnato da un commento audio molto efficace (riportato nel riquadro a lato). Vi si rivendica con fierezza l’orgoglio dei cavatori per il proprio lavoro –rappresentato come rispettoso delle leggi, dell’ambiente e della sicurezza– e vi si esprimono paure per la chiusura delle cave.

Apprezziamo la fierezza e l’orgo­glio dei cavatori per il proprio lavoro, ancorché retorica nei toni e nei contenuti, ma non possiamo accettare la tendenziosa attribuzione della chiusura (temporanea) delle cave a “un parere”, anziché all’escavazione al di fuori dei limiti autorizzati, cioè ad una violazione di legge.

Vi si rimpiangono, dunque, i bei tempi andati in cui gli uffici chiudevano un occhio e sanavano l’inadem­pienza (che avrebbe previsto la decadenza della concessione) adottando “interpretazioni consolidate e praticate da anni”.

Manifestiamo sommessamente il nostro disaccordo per alcune virtù immeritatamente rivendicate: lavorare nel rispetto di leggi e regolamenti, senza inquinare e, addirittura, con una certificazione ambientale.

Il rispetto delle norme è smentito nei fatti dall’inottemperanza ad alcune prescrizioni dell’autorizzazione e dallo stesso sconfinamento dell’escavazione oltre i limiti consentiti che, in assenza della legge regionale “salva cave” da loro fieramente contestata, avrebbe comportato la chiusura definitiva (e non temporanea).

Sul vantato possesso della certificazione ambientale della cava, anche qualora si trattasse della UNI-EN-ISO-14001, va precisato che questa non attesta una particolare prestazione ambientale, né tanto meno dimostra un basso impatto, ma certifica semplicemente che la cava possiede un sistema di gestione (sia esso ottimo o pessimo) volto a tenere sotto controllo gli impatti (siano essi bassi o elevati) e a migliorarli nel tempo. Ciò spiega il rilascio della certificazione alla cava Canalgrande, nonostante le sue prestazioni ambientali siano decisamente scadenti.

L’affermazione che la cava “non inquina”, infine, è smentita platealmente proprio dal video “A muso duro”: i fotogrammi sotto riportati ne sono la prova (oltreché un’inconsapevole autodenuncia). I cavatori potranno andar fieri, “a testa alta” e “a muso duro”, solo quando risolveranno i problemi ambientali che loro stessi ci hanno mostrato e proveranno vergogna per le attuali modalità inquinanti di lavorazione che, ormai, costituiscono talmente la loro quotidianità da non esserne neppure più consapevoli.

Come utili spunti di riflessione, suggeriamo ai cavatori il nostro video Marmettola: dalle cave alle sorgenti che mostra come marmettola e terre di cava intorbidano fiumi e sorgenti.
 

1. La marmettola dispersa sui piazzali (frecce gialle) e le terre in cumuli (frecce arancioni) esposte alle piogge generano acque torbide; una parte di queste scorre in superficie intorbidando i fiumi, mentre la parte restante si infiltra nelle fratture del marmo (frecce turchesi) inquinando l’acquifero sotterraneo e le sorgenti. In questa situazione, anziché l’orgoglio e il vanto della certificazione ambientale, sarebbe più appropriato un pizzico di vergogna.

 

2. Marmettola (freccia gialla), terre e detriti (frecce arancioni), cavità carsica intercettata dal taglio (freccia turchese).

 

3. Acqua e fanghi (frecce gialle); fratture e superfici di frattura esposte (frecce turchesi).

 

4. Le cave in galleria, avendo un pavimento piatto ed esteso, sono le più facili da tenere pulite; è possibile, ad esempio, impiegare macchine lavapavimenti con spazzole rotanti-aspiranti, del tipo usato nelle grandi stazioni. Ciononostante, le profonde impronte (frecce) lasciate dagli scarponi mostrano lo spessore dei fanghi di marmettola (in violazione delle prescrizioni dell’autorizzazione) e un profondo disinteresse alla prevenzione dell’inquinamento delle acque sotterranee. In queste condizioni è ben difficile sostenere che la cava “non inquina” e vantarsi della certificazione ambientale! L’inserimento nel video di questa e simili riprese, palesemente controproducenti, è molto illuminante: rivela infatti una tale assuefazione quotidiana a queste modalità operative da far perdere perfino la consapevolezza dei rischi di inquinamento delle acque che ne derivano.

 

5. L’autorizzazione prescrive il confinamento delle acque di taglio, affinché la marmettola e le acque non si disperdano nella cava. Il pavimento della cava in galleria mostra quanto poco sia rispettata la prescrizione.

 

6. Anche il piazzale all’aperto è invaso da marmettola: in queste condizioni, l’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee è certo e inevitabile.

 

7. Marmettola (frecce gialle) e cavità con funzione di vasca di sedimentazione (freccia nera).

 

8. I materiali fini esposti al dilavamento meteorico sono evidenziati dalle impronte lasciate dagli pneumatici (frecce nere), dalle terre (frecce arancioni) e dalla marmettola dispersa.

 

9. Marmettola dispersa su tutte le superfici, solcata dalle impronte degli pneumatici dei mezzi di cava.

 

10. Il cordolo (frecce arancioni) è prescritto per confinare le acque di taglio ed evitare che disperdano marmettola nella cava. Tuttavia, non solo il cordolo stesso è costituito da terre e marmettola (materiali dilavabili dalle piogge), ma la marmettola è presente tanto nell’area confinata quanto sulle altre superfici di cava (che dovrebbero essere mantenute pulite). A che serve confinare la marmettola presso il taglio, se poi se ne permette la dispersione su tutte le superfici?

 

11. La pala gommata sta scaricando nel cassone la marmettola raccolta in cava. L’abbondanza di marmettola solcata dagli pneumatici mostra quanto sia elastico il concetto di pulizia della cava.

 

12. Le fratture del marmo (frecce gialle) incontrano spesso condotti carsici (freccia turchese) che veicolano le acque, con il loro carico inquinante, nell’acqui¬fero che alimenta le sorgenti cittadine.

 

13. La scritta rivela deformazione della realtà (la cava è stata temporaneamente chiusa perché ha scavato al di fuori dei limiti autorizzati) e ingratitudine: senza quel “parere” (e la conseguente legge “salva cave”), infatti, la cava sarebbe stata chiusa definitivamente.

 

14. A sinistra: il taglio nella parete ha portato allo scoperto la frattura indicata dalle frecce gialle, connessa a un condotto carsico (freccia turchese). Al centro: le frecce nere e la linea gialla punteggiata indicano una frattura che interessa sia il soffitto che la parete della galleria, intersecando un condotto carsico (freccia turchese). La frattura, ovviamente, interessa anche il pavimento (linea punteggiata blu), ma in esso non è visibile perché è stata riempita dalla marmettola, abbondantemente dispersa su tutto il pavimento. Si tratta di una gestione delle acque e della marmettola di cui non essere fieri.

 
Carrara, 4 febbraio 2019
Legambiente Carrara
 
Guarda il video “A muso duro” della cooperativa Cavatori Canalgrande (9/1/2019)
Guarda il video Marmettola: dalle cave alle sorgenti di Legambiente Carrara (24/7/2016)
 



Per saperne di più:

Sulle problematiche tra cave e inquinamento delle sorgenti e dei corsi d’acqua:

Più controlli alle cave: inutili se manca la volontà politica  (10/11/2018)

Audizione alla commissione marmo: le proposte di Legambiente  (20/11/2017)

Marmettola: dalle cave alle sorgenti  (VIDEO 9 min. 24/7/2016)

Dossier marmettola: l’inquinamento autorizzato  (1/6/2016)

La Regione protegga le sorgenti dalle cave di marmo (27/3/2014)

Cosa (non) si fa per la protezione delle sorgenti? (16/1/2010)

Nubifragio: sorgenti torbide per lo smaltimento abusivo delle terre (11/7/2009)

Gestire le cave rispettando l’ambiente e i cittadini: le proposte di Legambiente (11/1/2007)

A difesa delle sorgenti: occorre trasparenza e porre ordine alle cave (21/3/2006)

Come le cave inquinano le sorgenti (conferenza, illustrata) (17/3/2006)

Inquinamento delle sorgenti. Mancano i filtri? No, manca la prevenzione! (4/12/2005)

Impatto ambientale dell’industria lapidea apuana (1991)

Impatto della marmettola sui corsi d’acqua apuani  (volume 1983)

 

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One comment

  1. Gina Bertozzi ha detto:

    Tutti questi diritti nascono dal convincimento dei cavatori che le APUANE siano un terreno privato e non Un Bene Comune dato in gestione, ma non perché il Gestore lo faccia sparire.. O mi sbaglio??

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