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Carrione: galleria scolmatrice e invasi di Colonnata. Osservazioni al progetto

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Regione Toscana
Settore VIA/VAS
OO.PP. di interesse strategico regionale

 

Oggetto: Osservazioni al progetto di sistemazione idraulica del bacino montano del Carrione (invasi e by-pass idraulico Torano-Gragnana)

 

Premessa

 

Il progetto riguarda una parte degli interventi previsti dallo studio DICCA-UniGE 2016 (di seguito: studio Seminara) relativo alla sistemazione dell’intero bacino del Carrione e si focalizza sulla realizzazione della galleria scolmatrice tra il ramo di Torano del T. Carrione e il T. Gragnana, rinviando alle successive fasi progettuali la descrizione dei due invasi previsti nel bacino di Colonnata (Col-21 e Col-29).

La finalità di tale scolmatore è salvaguardare il centro città dall’esondazione, dirottando sul T. Gragnana la portata che il tratto urbano del Carrione non è in grado di veicolare. In tal modo, ovviamente, a differenza di quanto avviene oggi, il Carrione a valle del ponte della Lugnola dovrà sopportare l’intera portata trentennale; è previsto pertanto anche l’adeguamento dell’asta del Carrione, dalla confluenza col T. Gragnana al ponte di via Brigate Partigiane. L’ordine di priorità indicato per gli interventi è:

  1. Adeguamento del tratto intermedio, da Via Brigate Partigiane alla confluenza col T. Gragnana (principalmente rimozione di passerelle e sollevamento di ponti);
  2. Canale scolmatore Torano-Gragnana (atto a scolmare 80 m3/s per l’evento trentennale e circa 105 m3/s per l’evento duecentennale) e adeguamento del tratto terminale del T. Gragnana dal ponte di Villa Fabbricotti alla Lugnola con l’ampliamento del ponte ad arco (onde consentirgli di smaltire anche la portata scolmata);
  3. Invasi COL-21 (180.800 m3, nella cava Vara Bassa, a monte dei Ponti di Vara) e COL-29 (103.700 m3, a valle del ravaneto Bacchiotto);
  4. Briglie selettive sulla parte montana del bacino, per l’intercettazione e l’accumulo dei materiali trasportati al fondo e flottanti.

Non ci è chiaro se facciano parte del progetto attuale (o di altri progetti) gli interventi previsti sul ramo di Torano, da Caina a Ravaccione:

  • demolizione dei ponti che restringono la sezione di deflusso;
  • demolizione dei manufatti che occupano una parte dell’alveo, riducendone la sezione;
  • allargamento del canale in alcuni tratti, sino a 9,5 m, con sbancamento della sponda destra e successiva costruzione di una palificata;
  • ripristino al piede delle sponde artificiali che sono state soggette ad erosione;
  • consolidamento di briglie, talvolta con il rifacimento della fondazione e della parete in elevazione;
  • costruzione di scogliere;
  • pulizia dell’alveo da depositi detritici (costituiti da ciottoli, anche grossolani, che riducono la sezione) e rettifica del fondo.

Lo studio DICCA, esaminando diversi scenari, ha individuato come combinazione più efficace quella “scolmatore + invasi COL-21 e COL-29”, poiché induce portate minori nel ramo cittadino del Carrione, rendendolo adeguato alla portata massima che è in grado di smaltire (circa 90 m3/s) per l’evento trentennale.

 

Interventi previsti: OK. Preoccupazione per quelli non previsti

 

La combinazione di progetto (scolmatore + invasi COL-21 e COL-29), unitamente all’adeguamento del Carrione da Carrara a via Brigate Partigiane, consentirebbe di proteggere dalla piena trentennale praticamente l’intero bacino del Carrione (salvo esondazioni minori localizzate nel bacino montano, in corrispondenza di strozzature idrauliche, delle quali è comunque prevista la rimozione).

Si tratterebbe dunque di un risultato della massima importanza, tale da giustificare gli inevitabili impatti che, peraltro, non appaiono particolarmente rilevanti. Esprimiamo pertanto una valutazione positiva sugli interventi previsti.

Cogliamo tuttavia l’occasione per esprimere preoccupazioni per ciò che non è previsto nel progetto. Né il progetto né il masterplan del Carrione, infatti, prevedono alcuni interventi, a nostro parere molto importanti, e nemmeno affrontano alcune trasformazioni territoriali in atto che stanno incrementando il rischio alluvionale.

 

Preoccupazioni: ravaneti non risanati + invasi colmati = rischio aggravato

 

Lo studio Seminara (pag. 95) raccomandava di far precedere la realizzazione della galleria scolmatrice e degli invasi montani da interventi sui ravaneti, rimuovendone le terre almeno dallo strato superficiale, per contrastare l’innesco di colate detritiche e l’eccessivo apporto solido agli alvei.

Al proposito, una nostra prima preoccupazione sta nel fatto che né il progetto in oggetto né il masterplan del Carrione fanno alcun cenno al risanamento dei ravaneti: temiamo pertanto che la raccomandazione del prof. Seminara non sarà attuata, sebbene le colate detritiche dai ravaneti abbiano svolto un ruolo molto rilevante nelle alluvioni passate, a partire da quella del 2003.

Ciò riflette una lunga tradizione della progettazione idraulica che, pur riconoscendo a livello di analisi il ruolo determinante delle trasformazioni territoriali nella formazione delle onde di piena, finisce poi per concentrarsi sui soli interventi strutturali (ritenendo forse immodificabile, o comunque al di fuori del proprio campo di intervento, la gestione del territorio).

A questo timore di inazione nel campo del risanamento si aggiunge il timore opposto: una gestione dei bacini marmiferi che sta incrementando attivamente il rischio alluvionale. Negli ultimi anni, infatti, si sta assistendo a interventi (presumibilmente autorizzati dal Comune) di colmamento di invasi montani esistenti, adibiti a discariche (con perdita di un volume d’invaso di circa 700.000 m3) e di abbandono al monte di quantità di terre veramente ingenti.

Al mancato risanamento dei ravaneti e al colmamento degli invasi montani conseguono la riduzione dei volumi d’invaso e dell’infiltrazione nel suolo, nonché l’aumento del ruscellamento superficiale e degli apporti solidi agli alvei: una miscela esplosiva che riduce i tempi di corrivazione ed accentua i picchi di piena. Per un approfondimento della problematica qui segnalata si rimanda al nostro “Allarme terre di cava: il rischio alluvionale è aumentato” del 26/7/2018, ricco di dati e di documentazione fotografica che fanno percepire meglio l’entità del problema: ne è un esempio la Fig. 1.
 

Fig. 1. Fino a pochi anni fa la profonda cava dismessa Buca di Ravaccione svolgeva il ruolo di un invaso (volume circa 100.000 m3). Il suo colmamento con terre e detriti, ormai quasi completo (area delimitata dal tratteggio giallo), ha accresciuto il rischio alluvionale. Svuotandola e dotandola di uno scarico a bocca tarata contribuirebbe, invece, alla riduzione del rischio.

 
Riteniamo che questa sciagurata gestione del bacino montano sia resa possibile anche proprio grazie alla rinuncia dei progettisti ad intervenire per migliorare la risposta idraulica del territorio: se, infatti, i progettisti attuassero la rimozione delle terre dai ravaneti, come potrebbe il Comune autorizzare l’abbandono in essi di altre terre? Se si provvedesse a svuotare dai detriti gli invasi esistenti adibiti a discarica, come potrebbe il Comune autorizzarne nuovamente il riempimento?

Rivolgiamo pertanto un appello ai progettisti e al Settore Assetto Idrogeologico della Regione Toscana (che cura l’attuazione del masterplan del Carrione) a non lasciar cadere nel vuoto la raccomandazione del prof. Seminara di rimuovere le terre dai ravaneti e, più in generale, di evitare l’abbandono di terre e detriti al monte promuovendo, invece, la rimozione degli ingenti depositi esistenti.

 

Convertire i fattori di rischio in fattori di sicurezza: i ravaneti-spugna

 

I ravaneti di un secolo fa erano costituiti quasi completamente da scaglie di marmo di varia granulometria (Fig. 2) che, assorbendo le acque meteoriche e restituendole lentamente ai deflussi superficiali, svolgevano una funzione vicariante a quella della copertura forestale (assente sui substrati a marmo), riducendo così il rischio alluvionale.

I ravaneti attuali, al contrario, sono costituiti prevalentemente da terre (poiché le scaglie hanno oggi diversi impieghi industriali). Oltre all’intorbidamento delle acque superficiali e sotterranee, ciò determina una riduzione della permeabilità (accrescendo lo scorrimento idrico superficiale) e la propensione a generare colate detritiche che, colmando gli alvei, ne riducono la capacità idraulica accrescendo il rischio alluvionale.
 

Fig. 2. I ravaneti di un secolo fa (a sinistra) erano costituiti da scaglie, mentre in quelli attuali (a destra) prevalgono le terre. Dal punto di vista del comportamento idraulico, i primi riducevano il rischio alluvionale (assorbendo le acque, come spugne), mentre quelli odierni lo incrementano (minor assorbimento, propensione a colate detritiche che apportano detriti agli alvei).

 
Considerata la grande estensione dei ravaneti e i loro rilevanti spessori, rimuovendo da essi le terre e ricostruendoli con le sole scaglie si otterrebbe un rallentamento dei deflussi e una riduzione del rischio.

L’idea è illustrata più compiutamente nel cap. 1 ‘Rischio alluvionale’ del nostro documento Incontro Legambiente-Sindaco su cave e rischio alluvionale 20/7/2017, al quale si rimanda.

Si suggerisce pertanto:

  • la realizzazione di uno studio idraulico sull’efficienza idrologica di ravaneti con diversa composizione granulometrica (scaglie grossolane con diverse percentuali di frazioni di pietrisco);
  • in base ai risultati di tale studio, l’inserimento della realizzazione di almeno un ravaneto-spugna nel masterplan del Carrione, quantomeno come intervento-pilota.

 

Ripristino e rinaturalizzazione degli alvei montani occupati da strade

 

Nel progetto si cita, tra le cause di dissesto idrogeologico, la viabilità che occupa parzialmente (talora completamente) gli alvei e si prospetta la mitigazione del conseguente rischio idraulico attraverso una serie di interventi previsti sul ramo di Torano da Caina a Ravaccione che affrontino le diverse criticità individuate. Non ci è chiaro, però, se questi interventi facciano parte di una delle fasi esecutive del progetto.

In ogni caso, dalla descrizione degli interventi previsti si ricava la netta impressione di un classico approccio “ingegneristico” con opere rigide (palificate e scogliere spondali) e geometriche (rimozione di sedimenti, rettifiche del fondo) finalizzate a migliorare la capacità di smaltimento delle portate attraverso la velocizzazione della corrente.

Questo approccio di artificializzazione degli alvei può essere giustificato solo in tratti di attraversamento urbano, laddove la mancanza di spazio (per la presenza gli insediamenti adiacenti alle sponde) non consenta scelte alternative.

Tuttavia, laddove possibile, è preferibile adottare un approccio opposto: allargare generosamente l’alveo, eliminare le rettifiche, conferire all’alveo sinuosità, sezione similnaturale e maggior scabrezza, anche consentendo l’insedia­mento di vegetazione riparia. In poche parole, rinaturalizzare gli alvei (rallentando così i deflussi), anziché artificializzarli (accelerando la corrente).

Adottando in tutto il reticolo idrografico montano un approccio volto a rallentare i deflussi, infatti, è possibile ottenere, oltre a un notevole miglioramento paesaggistico, anche una sensibile riduzione dei picchi di piena nel centro città. Queste considerazioni sono sviluppate in Carrara a tre anni dall’alluvione: il punto delle idee 5/11/2017 (si vedano i par. 3.3 e 3.4). La figura 3, tratta da tale articolo, riporta, a titolo d’esempio, l’idea progettuale proposta per l’intero tratto da Torano a Ravaccione.

Si suggerisce pertanto l’adozione di questo approccio, ovunque possibile.
 

Fig. 3. Sopra: la strada Torano-Ravaccione occupa oggi gran parte dell’originario alveo del Can. di Sponda, restringendolo in un canale cementificato e rettificato che, accelerando i deflussi, incrementa il rischio alluvionale a valle. Sotto: l’idea progettuale proposta prevede la restituzione dell’intero fondovalle all’alveo (rinaturalizzato), spostando la strada a quota più elevata. Si otterrebbero sinergicamente un miglioramento paesaggistico e l’attenuazione dei picchi di piena a valle.

 
Carrara, 23 febbraio 2019
Legambiente Carrara
 



Per saperne di più:

Sulle problematiche tra cave, dissesto idrogeologico ed alluvione:

Allarme terre di cava: il rischio alluvionale è aumentato!  (26/7/2018)

Audizione alla commissione marmo: le proposte di Legambiente  (20/11/2017)

Rischio alluvionale: affrontiamolo con i ravaneti-spugna  (14/9/2017)

Masterplan del Carrione: interventi nel bacino montano. Pregi e criticità  (5/11/2016)

Gestire in sinergia cave, ambiente e rischio alluvionale (2° contributo alla VAS dei piani attuativi estrattivi)  (24/9/2016)

Piani attuativi dei bacini estrattivi: una proposta di buonsenso (quindi rivoluzionaria)  (10/8/2016)

Carrione: rivedere i calcoli, intervenire sui ravaneti, ripristinare gli alvei soffocati da strade  (31/03/2016)

Terre di cava nei ravaneti. La strategia del sindaco: alle cave l’impunità, ai cittadini l’alluvione  (19/03/2016)

Fermare la fabbrica del rischio alluvionale. Salvare i ponti intervenendo su ravaneti e strade in alveo  (16/03/2016)

Come fermare la fabbrica del rischio alluvionale  (7/11/2015)

Bonifica dei ravaneti: una critica costruttiva  (31/10/2015)

Come opera la fabbrica del rischio alluvionale (la bonifica dei ravaneti)  (24/10/2015)

Carrione: le proposte di Legambiente per il piano di gestione del rischio alluvioni  (7/7/2015)

Carrara: le alluvioni procurate. Come difenderci (VIDEO, 15/12/2014)

Esposto alla Procura: il Comune ha scelto di allagare Miseglia ad ogni pioggia (12/11/2012)

Terre nei ravaneti: rischio di frana e alluvione (VIDEO TG1 22/11/2011) durata: 1’ 23”

Dopo il crollo della palazzina sul Carrione: dibattito “Territorio fragile: maneggiare con cura”. La relazione di Legambiente “Maltempo o malgoverno?” (15/11/2010)

Aspettando la prossima alluvione: gli interessi privati anteposti alla sicurezza (26/3/2007)

In attesa della prossima alluvione: porre ordine alle cave (15/3/2007)

  Cave, ravaneti, alluvione: che fare? (Conferenza su alluvione: Relazione Piero Sacchetti, 11/10/2003: PDF, 37 KB)

  Fenomeni di instabilità sui ravaneti (Conferenza su alluvione: Relazione Giuseppe Bruschi, 11/10/2003: PDF, 1,1 MB)

Carrione, sicurezza e riqualificazione: un binomio inscindibile (Conferenza su alluvione: Relazione di Giuseppe Sansoni, 17/3/2006: PDF, 3,2 MB)

  Come le cave inquinano le sorgenti. Ecco le prove. Come evitarlo (Conferenza, relazione di Giuseppe Sansoni, 17/3/2006: PDF, 3,2 MB)

Alluvione Carrara: analisi e proposte agli enti (11/10/2003)

 

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One comment

  1. Gilbe ha detto:

    Analisi impeccabile, come al solito, che evidenzia ancora una volta come le soluzioni più logiche sembrino suscitare il rifiuto più caparbio. Sorge spontanea la sensazione che queste urtino contro gli interessi dei cosiddetti poteri forti. Sarebbe ormai l’ora di cambiare approccio.

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