In merito al nostro ultimo comunicato, ci corre l’obbligo di una precisazione.
Controllando più approfonditamente la normativa, infatti, è emerso un fatto incredibile e grave, cioè che fino al 2020 le 63 cave con produzione abnorme di scarti non potevano essere definite “fuori legge”, perché le province di Massa-Carrara e di Lucca non avevano mai concluso il procedimento di approvazione dei Piani provinciali necessari per adeguarsi al PRAER, Piano regionale delle attività estrattive (Lucca non lo aveva neppure avviato). Pertanto, le rese stabilite dal Piano regionale, nel nostro territorio, non si erano mai potute applicare poiché di fatto questa omissione politico amministrativa faceva venir meno i limiti di legge alla produzione di detriti/scarti e l’obbligo di produrre almeno un 25% di blocchi, rispetto al totale del materiale estratto.
Con l’approvazione del Piano Regionale Cave (PRC) nel 2020, anche per le nostre cave sono entrate in vigore nuove regole che prevedono, pur con le innumerevoli deroghe dell’art. 13 da noi più volte denunciate, che “le nuove autorizzazioni all’escavazione sono consentite solamente se i quantitativi minimi da destinarsi esclusivamente alla trasformazione in blocchi, lastre e affini saranno non inferiori al 30% del volume commercializzabile previsto dal progetto.”
Dunque, dopo l’entrata in vigore del PRC, le cave con troppi detriti sono “fuori legge” e possono essere chiuse? Non ancora.
Come abbiamo già evidenziato nel 2019 nelle nostre osservazioni al PRC, le norme relative al monitoraggio delle rese sono palesemente inadeguate. L’art. 14, comma 3, infatti, assegna al Comune l’obbligo di effettuare la prima verifica del raggiungimento delle rese dopo 5 anni dall’entrata in vigore del PRC (cioè nel 2026); in caso di mancato raggiungimento, il comune richiederà gli accorgimenti per adeguare le produzioni entro l’anno successivo (comma 4) e, nel caso di nuovo mancato raggiungimento, il titolare dovrà presentare un progetto di variante finalizzata al ripristino per una durata non superiore a tre anni (comma 5). In tutto nove anni, durante i quali le cave che si mangiano le montagne per produrre pochi blocchi potranno continuare a farlo senza violare “tecnicamente” alcuna legge.
In estrema sintesi: è tecnicamente improprio definire le cave con resa bassa o bassissima “fuori legge”, ma solo perché è lo stesso PRC che, dilazionando in modo abnorme i controlli, ha fornito alle imprese gli strumenti per prolungare il più possibile lo sfruttamento estrattivista dei bacini marmiferi e, con esso, le ferite inferte alla Apuane e ha di fatto impedito finora ogni intervento repressivo nei loro confronti.
Se vogliamo tutelare davvero le nostre montagne e far cessare questa vergogna è quindi necessaria una forte pressione sulla politica per cambiare le leggi regionali in senso molto più restrittivo.
Legambiente Carrara
19 febbraio 2026

