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Masterplan centro storico: buoni spunti ma servono radicalità e strumenti operativi

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Il masterplan per il centro storico di Carrara, proposto di recente dall’Amministrazione comunale e realizzato dallo Studio dell’architetto Alfonso Femia, prova a rimettere al centro lo spazio pubblico e il riuso della città esistente e può essere considerato un primo tentativo di delineare alcuni interventi di ricostruzione di spazi pubblici in centro città, di incrementare il verde urbano e di aumentare le superfici permeabili rispetto a quelle attuali.

Obiettivi estremamente necessari in un territorio in cui il suolo consumato (dati ISPRA 2026) supera il 30% ed è segnato da uno sviluppo urbanistico pervasivo che ha comportato una pesante impermeabilizzazione del suolo con conseguenti bolle di calore estivo e con eventi alluvionali gravi negli ultimi due decenni. Ripensare alcune strade e le piazze come infrastrutture “climatiche”, che potrebbero assorbire acqua, offrire ombra e rendere più vivibili gli spazi quotidiani, rappresenta senz’altro almeno l’avvio di una inversione di tendenza “culturale”.

Il progetto punta a obiettivi ambiziosi: portare la quota permeabile di cinque piazze del centro città – circa 2,8 ettari – dal 15% a circa il 55%, aumentando il suolo verde da 285 a 1.650 metri quadrati, inserire nuove alberature, ridurre gli spazi per viabilità veicolare e parcheggi, pedonalizzare progressivamente via Verdi e creare una rete di piazze e percorsi pensata, in linea di massima, per restituire spazio alla vivibilità del centro città.

Tuttavia lo strumento individuato dall’Amministrazione risulta insufficiente per garantire la concreta realizzazione di obiettivi tanto ambiziosi quanto oggi necessari. Il masterplan, infatti, può essere uno strumento strategico di massima, ma non è un piano urbanistico prescrittivo. Invece, per raggiungere davvero gli obiettivi e le azioni che si propone il Masterplan, sono oggi non più procrastinabili la revisione e l’aggiornamento dei veri strumenti di pianificazione e governo della città: dal Piano Strutturale, ai piani dei lavori pubblici, al Piano urbanistico operativo, ai piani del traffico e della mobilità, al regolamento urbanistico comunale.  Servono priorità, tempi, risorse e indicatori pubblici per tradurre gli obiettivi in opere coerenti; se non si vuole limitare la funzione del masterplan a un’operazione “di immagine”, infatti, il passaggio decisivo è trasformare questa visione in scelte attuabili, a cominciare dai piani finanziari che l’Amministrazione dovrà adottare, indicando anche come reperire le risorse necessarie.

Dopo la presentazione pubblica del mese scorso quali altre iniziative sono state o saranno assunte? Come verrà aperto il confronto con gli stakeholder? Come sarà arricchito di analisi di dettaglio e indicatori di risultato? Ad esempio: il dato sulla permeabilità va rendicontato con criteri trasparenti: distinguendo il suolo verde profondo dalle superfici drenanti e semipermeabili, con obiettivi su alberature, ombra e capacità di trattenere le piogge. Così si potrà valutare quanto terreno sarà davvero restituito ai processi naturali, divenendo disponibile per i cicli biologici del verde e le funzioni idrogeologiche.

Un ulteriore aspetto da evidenziare è l’obiettivo della città pedonale, che non si misura soltanto con cerchi di 300, 500 o 1.000 metri sulla mappa. Pendenze, pavimentazioni, attraversamenti, sedute, insolazione e ombra cambiano l’accessibilità per le diverse tipologie di persone, quali anziani, disabili e famiglie con bambini. L’analisi contestualizzata deve individuare ciò che – almeno nella presentazione pubblica – manca, mappare i servizi essenziali, misurare i percorsi reali e confrontare i diversi profili di mobilità. L’analisi deve inoltre essere completata con regole chiare e sperimentate (ad esempio per le ZTL devono essere indicati gli accessi riservati per residenti, fragili e caregiver); sarà essenziale affrontare e approfondire anche tutto il complesso tema del trasporto pubblico.

Un nodo centrale resta poi il Carrione con tutto il suo sistema idrografico. A quanto sembra, la rinaturalizzazione e il parco lineare verrebbero affrontati in una fase successiva, ma sicurezza idraulica e qualità ecologica del torrente devono entrare da subito nella programmazione, in raccordo con gli interventi regionali e la pianificazione di bacino.

Nell’ambito della sicurezza idraulica rientrano anche gli ipotizzati parcheggi interrati che richiederanno obbligatorie verifiche sulla pericolosità idraulica, sulla falda e sulla disponibilità di suolo profondo.

Nonostante le numerose criticità rilevate e l’insufficienza della tipologia dello strumento individuato, il masterplan di Femia potrebbe, tuttavia, offrire l’occasione per ripensare Carrara a partire dall’abitare e dalla cura dei luoghi, anche in sintonia con il tema di quest’anno di Con-vivere, dedicato proprio all’Abitare, e con le nuove culture e visioni di una città resiliente. Perché per rendere viva una città non bastano parcheggi o scuole o esercizi commerciali: per combattere la gentrificazione bisogna “convincere” i cittadini a scegliere nuovamente il centro storico come loro luogo dell’abitare. E perché questo accada serve una città più vivibile. Restituire suolo, ombra e spazio alle persone è un buon inizio: trasformare questi obiettivi in scelte condivise, verificabili e realizzate può contribuire concretamente al futuro della città.

Legambiente Carrara
4 novembre 2026

 

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