Dimensione testo » A+ | A–

Cave nelle fosse demaniali: rimediare agli abusi e fermare la fabbrica del rischio alluvionale

Share
Print Friendly, PDF & Email

Regione Toscana:
–   Assessore Infrastrutture e cave, Stefano Baccelli
–   Assessore Ambiente, Monia Monni

Comune di Carrara:
–   Sindaco, Francesco De Pasquale
–   Assessore Marmo, Matteo Martinelli

Agenzia del Demanio Toscana-Umbria
–   Direttore, Stefano Lombardi

 

Tutti uniti per aggirare la legge, a danno della comunità?

 

Gli interventi corali di Fillea, Confindustria, Comune e Regione per “trovare una soluzione” all’occu­pazione abusiva delle fosse demaniali da parte delle cave e dei loro ravaneti mostrano in maniera illuminante (un caso da manuale) due caratteristiche paradossali del nostro territorio: l’assuefazione alla violazione delle regole e il funzionamento della stessa amministrazione pubblica quale vera e propria “fabbrica del rischio alluvionale”.

Il fatto che nei bacini marmiferi la stragrande maggioranza degli impluvi sia stata sepolta dai detriti scaricati dalle cave –in violazione del demanio idrico– dimostra che da molti decenni il diritto del Far West prevale su quello delle leggi scritte, evidentemente con l’acquiescenza dell’amministra­zio­ne pubblica. La prassi è divenuta talmente diffusa e consolidata da aver prodotto un’assuefazione alla violazione delle regole: così, quando la regione ha respinto la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) della cava Polvaccio, ha dovuto addirittura difendersi dall’accusa di aver creato problemi.

La reticenza è tale che nessuno parla apertamente di illegalità: si preferisce parlare di norme poco chiare, conflitti di competenze, sopraggiunte interpretazioni tecniche, necessità di superare criticità amministrative, fosse che attraversano cave (anziché cave che occupano fosse) ecc.

Le soluzioni prospettate sono due, avanzate anche in abbinamento: la soluzione definitiva sarebbe la sdemanializzazione (che, però, richiede tempi lunghi) e quella provvisoria il pagamento di un canone di occupazione dell’area demaniale.

 

La fabbrica del rischio alluvionale in azione

 

Ciò che lascia trasecolati è il fatto che nessuno si sia soffermato sulle finalità (stabilite da secoli) dei vincoli sul demanio idrico, tra le quali “garantire il buon regime delle acque, prevenire e mitigare i fenomeni alluvionali” (come ribadito dalla L.R. 79/2012).

Da anni denunciamo che il comune, attuando o tollerando interventi controproducenti nei bacini marmiferi, funziona come una “fabbrica del rischio alluvionale”. Non si tratta ovviamente di una sua propensione alla perfidia, ma di un modo di agire frammentario, con i ‘paraocchi’, orientato cioè di volta in volta a un solo obiettivo (nel caso odierno la riapertura della cava Polvaccio), senza considerare le possibili ripercussioni sul rischio alluvionale: un modo di agire che assicura ottime probabilità di accentuare il rischio. 

Legambiente ritiene pertanto irresponsabili entrambe le soluzioni prospettate, così come ogni altra soluzione che rinunci alle finalità primaria di prevenire e mitigare le alluvioni. Ritiene, invece, che esista e possa essere percorsa una soluzione che consenta la lavorazione della cava riducendo (anziché incrementare) il rischio alluvionale.

 

Una proposta a vantaggio di tutti: i ravaneti spugna

 

Si tratta di mantenere il vincolo del demanio idrico dando all’area un assetto che, anziché rinunciare alla sua capacità di “garantire il buon regime delle acque, prevenire e mitigare i fenomeni alluvionali”, la esalti al massimo.

È la proposta dei ravaneti spugna che avanziamo da anni nell’indifferenza generale. Nel caso specifico, si tratterebbe di smantellare il ravaneto che occupa la fossa, rimuoverne tutte le terre e la marmettola (che, fluidificando con le piogge, ne incrementano la propensione all’innesco di colate detritiche) e ricostruirlo con una opportuna miscela granulometrica (dalle scaglie grossolane al pietrisco minuto). Il tutto, ovviamente, con costi a carico della cava.

In occasione delle precipitazioni intense, il ravaneto spugna assorbirebbe grandi quantità di acqua e, costringendola a un percorso lungo e tortuoso tra gli interstizi dei detriti, ne rallenterebbe in maniera rilevante il deflusso apportando così un sensibile contributo alla riduzione dei picchi di piena (nonché alla riduzione dell’inquinamento da marmettola e terre dei corsi d’acqua e delle sorgenti).

I principi di funzionamento dei ravaneti spugna sono illustrati nella mappa concettuale della Fig. 1. Merita evidenziare che il contributo dei ravaneti spugna alla riduzione del rischio alluvionale è analogo a quello fornito dalla forestazione (Fig. 2), ma i primi hanno il vantaggio di poter essere realizzati anche su ripidi versanti rocciosi (inospitali per gli alberi) e di poterne regolare a piacimento lo spessore e la granulometria.
 

Fig. 1. La mappa concettuale mostra i danni (riquadri rossi) derivanti dagli attuali ‘ravaneti killer’ e i vantaggi (riquadri verdi) ottenibili ricon­vertendoli in ‘ravaneti spugna’. Fonte: Legambiente Carrara.

 

Fig. 2. Mappa concettuale degli effetti della forestazione. Tra i molteplici effetti positivi, evidenziati nei riquadri gialli, vi è la riduzione del rischio alluvionale: si richiama l’attenzione sui riquadri 18, 19, 23, 24 e 27 poiché si tratta degli stessi meccanismi d’azione dei ravaneti spugna. Fonte: G. Sansoni e P.L. Garuglieri, 1993. Il Magra. Analisi, tecniche e proposte per la tutela del fiume e del suo bacino idrografico.Ed. WWF Italia, 95 pp.

 
La Fig. 3 mostra come nel corso di un secolo, col passaggio dai ravaneti antichi a quelli recenti e, ancor più, a quelli attuali (gran parte dei quali è ormai costituita da sole terre) il rischio alluvionale si sia progressivamente accentuato. La realizzazione dei ravaneti spugna, apporterebbe un contributo insostituibile alla sua riduzione.
 

Fig. 3. Illustrazione schematica delle caratteristiche fisiche e del comportamento idrologico dei vari tipi di ravaneti. L’ultima riga mostra la forma dei picchi di piena, cioè l’andamento della portata (sulle ordinate) nel tempo (sulle ascisse). Fonte: Legambiente Carrara.

 
Per la stabilizzazione del ravaneto spugna si potrebbe cogliere l’occasione di migliorare anche l’aspetto paesaggistico, ricorrendo a bastioni in blocchi o alla tecnica dei muri a secco (Fig. 4).
 

Fig. 4. Esempi di stabilizzazione dei ravaneti rispettosi del paesaggio antropico, al quale trasmetterebbero l’impronta di un genius loci che ha veramente cura del territorio. A: bastioni in blocchi (cave Gioia). B e C: esempi di bastioni realizzati un secolo fa, con grande maestria, con la tecnica dei muri a secco.

 
Giusto il mese scorso, per cercare di scalfire l’incapacità all’ascolto dei nostri amministratori (dimostrata nei PABE e nel Regolamento degli agri marmiferi), abbiamo inviato loro una Lettera aperta “alluvione e ravaneti spugna”: esperimento per increduli che, con un semplice esperimento domestico, illustrava in maniera eloquente il principio dei ravaneti spugna e la sua grande efficacia.

A chi dovesse sorridere di questo gioco da ragazzi rivolto agli increduli e chiedesse prove più concrete, ricordiamo che i ponti storici di Carrara sono stati salvati dalla demolizione o innalzamento proprio grazie alle nostre considerazioni sul comportamento idrologico dei ravaneti. Con tali argomentazioni, infatti, chiedemmo alla regione di ricalcolare le portate di piena previste: ne risultò una riduzione di oltre 40 m3/s nel centro storico che rese superflui gli interventi sui ponti (si vedano Come ridurre il rischio alluvionale e salvare i ponti storici, 12/4/19 e Carrione: rivedere i calcoli, intervenire sui ravaneti, ripristinare gli alvei soffocati da strade, 31/3/16).

Merita ricordare che, grazie alla sconsiderata gestione dei decenni scorsi, la grande maggioranza delle cave si trova in una situazione analoga a quella della cava Polvaccio. Una soluzione a quest’ultima che sacrificasse la sicurezza idraulica rappresenterebbe pertanto un precedente che farebbe scuola e consoliderebbe il principio che, per salvare le cave, dobbiamo scaricare sui carraresi un incremento generalizzato del rischio alluvionale. Siamo proprio sicuri di voler e poter percorrere questa strada?

La nostra proposta avrebbe dunque diversi pregi: rispettare la legalità, consentire la prosecuzione dell’attività lavorativa (anzi, incrementando l’occupazione per la costruzione dei ravaneti spugna), ridurre grandemente il rischio alluvionale, risanare il bacino montano, interrompere l’inquinamento dei corsi d’acqua, dell’acquifero e delle sorgenti, ridurre le crisi idriche estive (aumentando il rimpinguamento dell’acquifero, con acque pulite).

È troppo sperare che una volta tanto le amministrazioni comunale e regionale decidano di compiere una scelta che va a vantaggio dell’intera comunità?

Carrara, 27/2/2021
Legambiente Carrara
 



Per saperne di più:

Sulle problematiche tra cave, dissesto idrogeologico ed alluvione:

Lettera aperta “alluvione e ravaneti spugna”: esperimento per increduli  (20/1/2021)

Resoconto terza escursione “sui sentieri della prossima alluvione”: bacino di Colonnata  (23/8/2020)

Resoconto seconda escursione “sui sentieri della prossima alluvione”: bacino di Miseglia  (16/8/2020)

Resoconto prima escursione “sui sentieri della prossima alluvione”: bacino di Torano  (9/8/2020)

Cave, ravaneti e rischio alluvionale  (VIDEO 2/2/2020)

Osservazioni ai PABE. Tanti studi per nulla: un futuro uguale al passato  (16/9/2019)

Come ridurre il rischio alluvionale e salvare i ponti storici  (12/4/2019)

Allarme terre di cava: il rischio alluvionale è aumentato!  (26/7/2018)

Il bacino estrattivo di Torano: spunti per una pianificazione integrata  (3/5/2018)

Audizione alla commissione marmo: le proposte di Legambiente  (20/11/2017)

Incontro Legambiente-sindaco su cave e rischio alluvionale  (18/7/2017)

Gestire in sinergia cave, ambiente e rischio alluvionale (2° contributo alla VAS dei piani attuativi estrattivi)  (24/9/2016)

Marmettola: dalle cave alle sorgenti  (VIDEO 9 min. 24/7/2016)

Carrione: rivedere i calcoli, intervenire sui ravaneti, ripristinare gli alvei soffocati da strade  (31/03/2016)

Fermare la fabbrica del rischio alluvionale. Salvare i ponti intervenendo su ravaneti e strade in alveo  (16/03/2016)

Come fermare la fabbrica del rischio alluvionale  (7/11/2015)

Carrione: le proposte di Legambiente per il piano di gestione del rischio alluvioni  (7/7/2015)

Aspettando la prossima alluvione: gli interessi privati anteposti alla sicurezza (26/3/2007)

In attesa della prossima alluvione: porre ordine alle cave (15/3/2007)

  Fenomeni di instabilità sui ravaneti (Conferenza su alluvione: Relazione Giuseppe Bruschi, 11/10/2003: PDF, 1,1 MB)

Carrione, sicurezza e riqualificazione: un binomio inscindibile (Conferenza su alluvione: Relazione di Giuseppe Sansoni, 17/3/2006: PDF, 3,2 MB)

Alluvione Carrara: analisi e proposte agli enti (11/10/2003)

 

Share